{ax+by+cz+d=0a′x+b′y+c′z+d′=0, intersezione di due piani
retta per A e B
direzione v=AB, poi parametriche da A
da parametriche a cartesiane
si ricava t da un’equazione e lo si sostituisce nelle altre due
da cartesiane a parametriche
si risolve il sistema ponendo una variabile uguale a t
direzione da due cartesiane
metodo del corso: si pone una variabile uguale a t e i coefficienti di t nelle parametriche sono v; in alternativa v risolve v⋅n=0 e v⋅n′=0, con n,n′ normali dei due piani
Data r come intersezione dei piani π:ax+by+cz+d=0 e π′:a′x+b′y+c′z+d′=0, il fascio di sostegno r è
λ(ax+by+cz+d)+μ(a′x+b′y+c′z+d′)=0,(λ,μ)=(0,0)
Ogni piano che contiene r si ottiene per una coppia (λ,μ). In pratica, come fa la prof, si impone la condizione (passaggio per un punto, parallelismo), si pone λ=1 e si ricava μ. Se la condizione dà λ=0, si pone μ=1: il piano cercato è π′.
Rette r,r′ con direzioni v,w. Piani π,π′ con normali n,n′.
coppia
parallele
perpendicolari
incidenti
retta, retta
v∥w
v⋅w=0
il sistema delle due ha soluzione
piano, piano
n∥n′
n⋅n′=0
se non paralleli, si tagliano in una retta
retta, piano
n⋅v=0
n∥v
n⋅v=0, un punto solo
Due trappole ricorrenti:
n⋅v=0 dice soltanto che la retta non buca il piano. Può essere parallela o contenuta: si distingue sostituendo un punto della retta nell’equazione del piano.
v∥w vale anche per due rette coincidenti: si distingue prendendo un punto della prima e controllando se sta sulla seconda.
Due rette sghembe sono quelle che non sono né parallele né incidenti. Complanari significa parallele oppure incidenti, e le sghembe sono esattamente le non complanari.
si trova il piede H della perpendicolare, poi d(P,r)=d(P,H)
retta, retta incidenti
0
retta, retta parallele
si prende P∈r e si calcola d(P,r′)
retta, retta sghembe
perpendicolare comune, oppure piano del fascio
retta, piano paralleli
si prende P∈r e si calcola d(P,π)
piano, piano paralleli
si prende P∈π e si calcola d(P,π′)
Punto-retta, metodo del punto generico. Si scrive Q(t) su r dalle parametriche, si impone PQ(t)⋅v=0, si ricava t0, si pone H=Q(t0) e si calcola d(P,H).
Punto-retta, metodo del piano ausiliario. Si scrive il piano per P perpendicolare a r, cioè con normale v, si interseca con r per avere H, si calcola d(P,H).
Sghembe, perpendicolare comune. Punto generico P(t) su r e Q(s) su r′, con due parametri diversi, poi
⎩⎨⎧P(t)Q(s)⋅v=0P(t)Q(s)⋅w=0
Si risolve in t e s, si ottengono P=P(t0) e Q=Q(s0), e la distanza è d(P,Q).
Sghembe, piano del fascio. Si scrive il fascio di sostegno r, si impone n⋅w=0 per trovare il piano π parallelo a r′, poi si prende un punto di r′ e si calcola la sua distanza da π con la formula punto-piano.
Il prodotto vettoriale arriva al capitolo 5 della dispensa, dopo il determinante, e sul foglio 1 non va usato:
v×w=(v2w3−v3w2,v3w1−v1w3,v1w2−v2w1)
Dà un vettore ortogonale a entrambi. Torna comodo come controllo dopo aver risolto il sistema di ortogonalità: se la direzione che hai trovato non è proporzionale a v×w, c’è un errore di conto da qualche parte.