Argomento di Geometria e Algebra Lineare. Fatto a lezione in L3, alla fine del capitolo di geometria. Fonte: appunti della prof p. 22-23 (punto-punto, punto-piano), p. 23-25 (punto-retta, due metodi), p. 25-27 (retta-retta); esercitazione del tutor, es. 6; dimostrazione della formula punto-piano nella dispensa, Proposizione 5, p. 27-28 (sezione 1.2.5), a cui rimanda la prof. Prima: Posizioni reciproche nello spazio e Rette e piani nello spazio. Il prodotto scalare e la proiezione ortogonale stanno in Vettori geometrici.
Una sola idea, quattro casi. La distanza fra due oggetti è sempre la minima distanza fra un punto del primo e un punto del secondo, e quel minimo si realizza sempre lungo una perpendicolare. Tutto il lavoro è trovare il piede della perpendicolare, cioè il punto H; poi la distanza è un modulo di segmento orientato come già sai calcolarlo.
punto - punto -> formula diretta punto - piano -> formula diretta (proiezione sulla normale) punto - retta -> trovare H, poi |PH| retta - retta -> dipende dalla posizione reciproca
Per le rette la prima mossa non è mai un conto di distanza: è determinare la posizione reciproca. Incidenti, parallele e sghembe si trattano in tre modi diversi.
Dati P=(xP,yP,zP) e Q=(xQ,yQ,zQ), la distanza è il modulo del segmento orientato PQ:
d(P,Q)=∣PQ∣=(xQ−xP)2+(yQ−yP)2+(zQ−zP)2
Sotto radice c’è una somma di quadrati: è il modulo in coordinate, cioè il teorema di Pitagora applicato due volte. L’ordine dei punti non conta, perché ogni differenza viene elevata al quadrato.
Dato un piano π e un punto P non su di esso, la distanza è la distanza fra P e il punto di π più vicino a P, cioè il punto H tale che HP sia ortogonale al piano.
Come la calcola la prof: si prende un punto qualunque Q su π e il versore normale n. La distanza è il modulo della proiezione ortogonale di QP su n:
d(P,π)=(QP⋅n)n=∣QP⋅n∣(∣n∣=1)
L’ultima uguaglianza vale perché il modulo di un numero per un versore è il valore assoluto del numero. Da qui esce la formula chiusa dell’enunciato qui sotto.
La prof: date due rette r e r′, d(r,r′) è la distanza minima fra un punto su r e un punto su r′.
Nel caso sghembo il segmento PQ che realizza il minimo ha gli estremi su r e su r′ ed è ortogonale a entrambe: è la perpendicolare comune, e la prof definisce d(r,r′)=d(P,Q).
Al numeratore c’è l’equazione del piano valutata in P, in valore assoluto; al denominatore il modulo della normale. Due letture utili: se P sta sul piano il numeratore è zero e la distanza è zero, come deve essere; e se l’equazione del piano è già normalizzata (∣n∣=1) la distanza è direttamente il numeratore.
Il valore assoluto serve perché axP+byP+czP+d ha segno: è positivo da un lato del piano e negativo dall’altro. Il segno dice da che parte sta P, cosa che a volte serve, ma la distanza è comunque non negativa.
Dimostrazione (dispensa, Proposizione 5)
Sia n=(a,b,c) la normale e sia Q=(xQ,yQ,zQ) un punto qualunque di π. Il vettore HP è la proiezione ortogonale di QP su n:
Nel caso parallelo la scelta del punto su r è libera perché la distanza fra due rette parallele è la stessa in ogni punto: è quello che significa essere parallele.
Con la formula: sostituisci P nell’equazione del piano, prendi il valore assoluto, dividi per a2+b2+c2. Se serve anche il piede H, è la proiezione ortogonale di P sul piano: retta per P con direzionale n, intersecata col piano (metodo in Rette e piani nello spazio).
Piani a distanza data. Se il piano cercato ha normale nota (parallelo a un piano dato, oppure ortogonale a una retta data) l’unica incognita è d. Imponi a2+b2+c2∣axP+byP+czP+d∣=δ: il valore assoluto dà due equazioni e quindi due piani, uno per parte rispetto a P.
3.2Distanza punto-retta, metodo 1 (punto generico)
Scrivi le parametriche di r e chiama Q(t)=(xA+tv1,yA+tv2,zA+tv3) il punto generico.
Calcola PQ(t), che dipende da t.
Imponi l’ortogonalità al direzionale: PQ(t)⋅v=0. È un’equazione di primo grado in t.
La soluzione t0 dà H=Q(t0).
d(P,r)=d(P,H).
3.3Distanza punto-retta, metodo 2 (piano ausiliario)
Scrivi il piano π passante per P e ortogonale a r: la sua normale è il direzionale di r, quindi π:v1x+v2y+v3z+d=0, e d si ricava imponendo il passaggio per P.
Trova H=π∩r sostituendo le parametriche di r nell’equazione di π e ricavando t.
d(P,r)=d(P,H).
I due metodi portano alla stessa equazione in t, scritta in modo diverso. Il primo è più corto; il secondo è utile quando il piano ausiliario serve comunque per altre richieste dello stesso esercizio.
Prendi un punto qualunque P di r e calcola d(P,r′) con uno dei due metodi punto-retta. Prima controlla che non siano coincidenti: se P sta anche su r′ la distanza è 0.
3.5Distanza fra rette sghembe, metodo 1 (perpendicolare comune)
Scrivi il punto generico P(t) su r e Q(s) su r′, con parametri diversi.
Calcola P(t)Q(s), che dipende da t e da s.
Imponi le due ortogonalità:
⎩⎨⎧P(t)Q(s)⋅v=0P(t)Q(s)⋅w=0
dove v e w sono i direzionali di r e r′.
Risolvi il sistema lineare in t e s: la soluzione (t0,s0) dà P=P(t0) e Q=Q(s0).
d(r,r′)=d(P,Q).
3.6Distanza fra rette sghembe, metodo 2 (piano del fascio)
Scrivi le cartesiane di r e da lì il fascio di piani di sostegno r: λ(…)+μ(…)=0.
Estrai la normale n del generico piano del fascio, con λ e μ dentro.
Imponi che il piano sia parallelo a r′, cioè n⋅w=0. Esce una relazione fra λ e μ.
Scegli i valori e ottieni il piano π: contiene r ed è parallelo a r′.
Prendi un punto qualunque Q di r′: d(r,r′)=d(Q,π) con la formula punto-piano.
Il secondo metodo funziona perché r′ è parallela a π, quindi tutti i suoi punti hanno la stessa distanza da π, e r sta dentro π: la distanza fra r′ e il piano è esattamente la distanza fra le due rette. Il metodo 2 dà solo il numero; se il testo chiede anche i punti di minima distanza serve il metodo 1.
Stesso t, quindi stesso H=(1,0,4) e stessa distanza 22.
Prof, L3, appunti p. 26-27: rette sghembe r:(1−t,−1+3t,−t) e r′:(2+s,s,1−s)
A lezione la prof ha impostato il metodo 1 e dato la soluzione t=0, s=−31; il resto del conto e il metodo 2 li ha lasciati come esercizio. Qui sono svolti per esteso.
Direzionali.v=(−1,3,−1) e w=(1,1,−1): non proporzionali.
Metodo 1. Il vettore che unisce i due punti generici è
Controllo: (32,32,34)⋅(−1,3,−1)=3−2+6−4=0 e ⋅(1,1,−1)=32+2−4=0.
Metodo 2. Cartesiane di r: da z=−t viene t=−z, quindi x=1+z e y=−1−3z, cioè
r:{x−z−1=0y+3z+1=0
Fascio di sostegno r:
λ(x−z−1)+μ(y+3z+1)=0⟹λx+μy+(3μ−λ)z+(μ−λ)=0
Normale n=(λ,μ,3μ−λ). Parallelismo con r′:
n⋅w=λ+μ−3μ+λ=2λ−2μ=0⟹λ=μ
Scelgo λ=μ=1: π:x+y+2z=0.
Prendo Q=(2,0,1) su r′ (parametro s=0):
d(Q,π)=1+1+4∣2+0+2∣=64=646=326
Stesso risultato del metodo 1.
Tutor, esercitazione 1, es. 6: r:{x−y=0,y−z−1=0}, r′ per A(2,0,1) e B(3,0,0), π ortogonale a r per C(−1,0,0), P=r∩π. Trova d(P,r′).
Gli ingredienti.
r′: direzionale AB=(3−2,0−0,0−1)=(1,0,−1), parametriche da A: r′:(2+s,0,1−s).
r in parametriche, ponendo z=t: y=1+t, x=y=1+t, quindi r:(1+t,1+t,t) e v=(1,1,1).
π è ortogonale a r, quindi ha normale v: x+y+z+d=0. Passaggio per C: −1+d=0, d=1. π:x+y+z+1=0.
P=r∩π: (1+t)+(1+t)+t+1=3t+3=0, quindi t=−1 e P=(0,0,−1).
Metodo I (punto generico).Q(s)=(2+s,0,1−s), w=(1,0,−1).
PQ(s)=(2+s,0,2−s)PQ(s)⋅w=(2+s)−(2−s)=2s=0⟹s=0
Il piede è Q(0)=(2,0,1)=A, e
d(P,r′)=(2−0)2+(0−0)2+(1−(−1))2=8=22
Metodo II (piano ausiliario). Piano π′ ortogonale a r′ per P: x−z+d=0, e 0+1+d=0 dà d=−1, quindi π′:x−z−1=0. Interseco con r′: (2+s)−(1−s)−1=2s=0, s=0, H=(2,0,1). Stessa distanza 22.
Esercizio 2. Trova i piani paralleli a π:2x+y−2z=0 che distano 3 dal punto A=(1,1,1).
Soluzione
Paralleli a π significa stessa normale: 2x+y−2z+d=0, con d incognito. ∣n∣=4+1+4=3.
3∣2+1−2+d∣=3⟹∣1+d∣=9
Il valore assoluto dà due casi: 1+d=9, cioè d=8, oppure 1+d=−9, cioè d=−10.
2x+y−2z+8=02x+y−2z−10=0
Verifica: 3∣1+8∣=3 e 3∣1−10∣=3. I due piani stanno da parti opposte di A (valori +9 e −9).
Esercizio 3. Siano P=(2,1,0) e r:{x−y=0,z−1=0}.
a) Calcola d(P,r) con entrambi i metodi.
b) Sia r′ la retta per P parallela a r. Quanto vale d(r,r′)?
Soluzione
Parametriche di r. Pongo x=t: y=t, z=1. Q(t)=(t,t,1), v=(1,1,0). P∈/r perché 2−1=0.
a) Metodo 1.PQ(t)=(t−2,t−1,1), e
PQ(t)⋅v=(t−2)+(t−1)=2t−3=0⟹t0=23
H=(23,23,1), PH=(−21,21,1),
d(P,r)=41+41+1=23=26
Metodo 2. Piano per P con normale v: x+y+d=0, 2+1+d=0, d=−3. Con le parametriche: t+t−3=0, t=23. Stesso H, stessa distanza.
b)r e r′ sono parallele, e per il caso parallelo d(r,r′)=d(P,r) con P qualunque su r′. Il punto P sta su r′, quindi d(r,r′)=26 senza altri conti.
Esercizio 4. Siano r:(1+t,t,0) e r′:(0,s,2+s). Mostra che sono sghembe e calcola la distanza con entrambi i metodi, trovando anche i punti di minima distanza.
Soluzione
Posizione.v=(1,1,0) e w=(0,1,1) non sono proporzionali. Sistema d’incidenza: 1+t=0, t=s, 0=2+s. Dalla prima t=−1, dalla seconda s=−1, e la terza darebbe 0=1: impossibile. Sghembe.
Metodo 2. Cartesiane di r: da y=t, x=1+y e z=0, cioè {x−y−1=0,z=0}. Fascio: λ(x−y−1)+μz=0, normale (λ,−λ,μ). Parallelo a r′: (λ,−λ,μ)⋅(0,1,1)=−λ+μ=0, quindi μ=λ. Con λ=1: π:x−y+z−1=0. Punto di r′ per s=0: (0,0,2).