Note Ingegneria Informatica · UniTN
Geometria e Algebra Lineare
in corso

Vettori geometrici

Indice 7 sezioni
  1. 1Definizioni
  2. 1.1Riferimento cartesiano e punti
  3. 1.2Segmenti orientati
  4. 1.3Vettori geometrici
  5. 1.4Somma
  6. 1.5Prodotto per uno scalare
  7. 1.6Prodotto scalare
  8. 1.7Proiezione ortogonale
  9. 1.8Vettori in coordinate
  10. 2Enunciati
  11. 2.1Proprietà della somma
  12. 2.2Proprietà del prodotto per scalare
  13. 2.3La normalizzazione è un versore
  14. 2.4Ortogonalità e prodotto scalare
  15. 2.5Proprietà del prodotto scalare
  16. 2.6Proiezione ortogonale
  17. 2.7Coordinate col prodotto scalare
  18. 2.8Operazioni in coordinate
  19. 2.9Modulo in coordinate
  20. 3Metodo
  21. 4Esempi svolti a lezione
  22. 5Esercizi tipo esame
  23. 6Errori tipici
  24. 7Domande

Argomento di Geometria e Algebra Lineare. Fatto a lezione in L1 e all’inizio di L2. Fonte: appunti della prof p. 2-7 (L1: segmenti orientati, operazioni, proiezione) e p. 8-9 (L2: coordinate e modulo); per i dettagli la dispensa Postinghel, sezioni 1.1.1-1.1.5. Vocabolario: Linguaggio matematico. Il seguito è Rette e piani nello spazio.

Il filo dell’argomento, in ordine:

segmento orientato AB          una freccia con inizio e fine precisi
      |
      v  raggruppo quelli con stessa direzione, verso, modulo
vettore geometrico             la freccia "libera", senza punto di partenza
      |
      v
operazioni                     somma, prodotto per scalare, prodotto scalare
      |
      v
proiezione ortogonale          l'ombra di v sulla direzione di w
      |
      v  fisso un riferimento Oxyz
coordinate                     v = (v1, v2, v3): le operazioni diventano conti

Notazione. A lezione i vettori si scrivono con la lettera sottolineata (v‾\underline{v}), la dispensa li scrive in grassetto (v\mathbf{v}). Qui uso v⃗\vec{v}. Sono tre modi di scrivere la stessa cosa.

1Definizioni

1.1Riferimento cartesiano e punti

Sistema di riferimento cartesiano ortogonale OxyzOxyz. Un punto OO, detto origine, e tre rette per OO perpendicolari fra loro, gli assi xx, yy, zz. Gli assi sono orientati con la regola della mano destra: pollice sul verso positivo di xx, indice su yy, medio su zz.

Fissato il riferimento, ogni punto dello spazio è una terna di numeri reali, le sue coordinate: A=(xA,yA,zA)A = (x_A, y_A, z_A). L’origine è O=(0,0,0)O = (0, 0, 0).

1.2Segmenti orientati

Segmento orientato. Dati due punti AA e BB dello spazio, il segmento orientato AB→\overrightarrow{AB} è il segmento con estremo iniziale AA ed estremo finale BB. Si disegna come una freccia da AA a BB.

AB→\overrightarrow{AB} e BA→\overrightarrow{BA} sono lo stesso segmento ma segmenti orientati diversi: cambia quale estremo viene prima.

Segmenti orientati equivalenti. AB→\overrightarrow{AB} e CD→\overrightarrow{CD} sono equivalenti se hanno:

  1. stessa direzione, cioè stanno su rette parallele;
  2. stesso verso, cioè puntano dalla stessa parte;
  3. stesso modulo, cioè la stessa lunghezza.

Detto in un altro modo: esiste una traslazione che porta uno a coincidere con l’altro. Direzione e verso sono due cose diverse: due frecce sulla stessa retta che puntano in parti opposte hanno la stessa direzione ma verso opposto, quindi non sono equivalenti.

1.3Vettori geometrici

Vettore geometrico. Una classe di equivalenza di segmenti orientati, cioè l’insieme di tutti i segmenti orientati equivalenti fra loro.

L’idea: una freccia con direzione, verso e lunghezza fissati, ma senza un punto di partenza fissato. Ogni segmento orientato della classe è un rappresentante del vettore. Se AB→\overrightarrow{AB} rappresenta v⃗\vec{v} si scrive, con un abuso di notazione, v⃗=AB→\vec{v} = \overrightarrow{AB}. Se AB→\overrightarrow{AB} e CD→\overrightarrow{CD} sono equivalenti, v⃗=AB→=CD→\vec{v} = \overrightarrow{AB} = \overrightarrow{CD}.

V3V^3. L’insieme di tutti i vettori geometrici dello spazio tridimensionale.

Modulo. ∣v⃗∣|\vec{v}| è la lunghezza di un qualsiasi rappresentante. È sempre ∣v⃗∣≥0|\vec{v}| \geq 0.

Vettore nullo. 0⃗\vec{0} è la classe dei segmenti orientati della forma AA→\overrightarrow{AA}, con inizio e fine coincidenti. Ha modulo 00, mentre direzione e verso sono indeterminati. È l’unico vettore di modulo zero.

Versore. Un vettore di modulo 11.

1.4Somma

Somma. Dati v⃗\vec{v} e w⃗\vec{w}, si scelgono i rappresentanti in modo che la fine del primo coincida con l’inizio del secondo: v⃗=AB→\vec{v} = \overrightarrow{AB}, w⃗=BC→\vec{w} = \overrightarrow{BC}. Allora

v⃗+w⃗:=AC→\vec{v} + \vec{w} := \overrightarrow{AC}

È la regola punta-coda: attacco la coda di w⃗\vec{w} alla punta di v⃗\vec{v}, e la somma va dalla coda del primo alla punta del secondo. Equivalente è la regola del parallelogramma: faccio partire v⃗\vec{v} e w⃗\vec{w} dallo stesso punto, completo il parallelogramma, e la somma è la diagonale che parte da quel punto.

Opposto. Dato v⃗≠0⃗\vec{v} \neq \vec{0}, l’opposto −v⃗-\vec{v} è il vettore con stessa direzione, stesso modulo e verso opposto. L’opposto di 0⃗\vec{0} è 0⃗\vec{0}. Se v⃗=AB→\vec{v} = \overrightarrow{AB} allora −v⃗=BA→-\vec{v} = \overrightarrow{BA}.

1.5Prodotto per uno scalare

Uno scalare è un numero reale, per distinguerlo dai vettori.

Prodotto per scalare. Dati v⃗≠0⃗\vec{v} \neq \vec{0} e λ∈R\lambda \in \mathbb{R}, λ≠0\lambda \neq 0, il vettore λv⃗\lambda\vec{v} ha:

Se v⃗=0⃗\vec{v} = \vec{0} oppure λ=0\lambda = 0, si pone λv⃗=0⃗\lambda\vec{v} = \vec{0}.

Moltiplicare per λ\lambda allunga il vettore se ∣λ∣>1|\lambda| > 1, lo accorcia se ∣λ∣<1|\lambda| < 1, e se λ\lambda è negativo in più lo gira. Nel modulo c’è ∣λ∣|\lambda| e non λ\lambda perché una lunghezza non può essere negativa: il segno di λ\lambda va a finire nel verso.

Normalizzazione. Dato v⃗≠0⃗\vec{v} \neq \vec{0}, la normalizzazione di v⃗\vec{v} è

v⃗∣v⃗∣:=1∣v⃗∣ v⃗\frac{\vec{v}}{|\vec{v}|} := \frac{1}{|\vec{v}|}\,\vec{v}

È il versore con stessa direzione e stesso verso di v⃗\vec{v}: tengo la freccia e la riporto a lunghezza 11. Serve v⃗≠0⃗\vec{v} \neq \vec{0} perché si divide per ∣v⃗∣|\vec{v}|.

1.6Prodotto scalare

Prodotto scalare. Dati v⃗\vec{v} e w⃗\vec{w}, si prendono due rappresentanti con lo stesso estremo iniziale, v⃗=AB→\vec{v} = \overrightarrow{AB} e w⃗=AC→\vec{w} = \overrightarrow{AC}, e si chiama θ\theta l’angolo fra loro (0≤θ≤π0 \leq \theta \leq \pi). Allora

v⃗⋅w⃗:=∣v⃗∣ ∣w⃗∣cos⁡θ\vec{v} \cdot \vec{w} := |\vec{v}|\,|\vec{w}|\cos\theta

Il risultato è un numero, non un vettore: da qui il nome. Il segno dice com’è l’angolo:

θ\thetacos⁡θ\cos\thetav⃗⋅w⃗\vec{v} \cdot \vec{w}
0≤θ<π20 \leq \theta < \frac{\pi}{2} (acuto)>0> 0positivo
θ=π2\theta = \frac{\pi}{2} (retto)00zero
π2<θ≤π\frac{\pi}{2} < \theta \leq \pi (ottuso)<0< 0negativo

Vettori ortogonali. v⃗\vec{v} e w⃗\vec{w} si dicono ortogonali (o perpendicolari, v⃗⊥w⃗\vec{v} \perp \vec{w}) se formano un angolo retto.

1.7Proiezione ortogonale

Proiezione ortogonale di v⃗\vec{v} su w⃗\vec{w}. Il vettore prw⃗(v⃗)pr_{\vec{w}}(\vec{v}) con la direzione di w⃗\vec{w} che si ottiene “facendo cadere” la punta di v⃗\vec{v} perpendicolarmente sulla retta di w⃗\vec{w}. È l’ombra di v⃗\vec{v} su quella retta con la luce che arriva a perpendicolo. La direzione è quella di w⃗\vec{w} per costruzione; verso e modulo vanno calcolati, ed è quello che fa la Proposizione più sotto.

1.8Vettori in coordinate

Coordinate di un vettore. Fissato OxyzOxyz, se v⃗=AB→\vec{v} = \overrightarrow{AB} con A=(xA,yA,zA)A = (x_A, y_A, z_A) e B=(xB,yB,zB)B = (x_B, y_B, z_B):

v⃗=(v1,v2,v3):=(xB−xA, yB−yA, zB−zA)\vec{v} = (v_1, v_2, v_3) := (x_B - x_A,\ y_B - y_A,\ z_B - z_A)

Fine meno inizio. Il risultato non dipende dal rappresentante scelto: due segmenti orientati equivalenti danno le stesse differenze. Se il rappresentante parte dall’origine, v⃗=OC→\vec{v} = \overrightarrow{OC}, le coordinate di v⃗\vec{v} sono proprio le coordinate del punto CC.

Esempio: A=(1,2,0)A = (1, 2, 0), B=(3,−1,4)B = (3, -1, 4) danno AB→=(3−1, −1−2, 4−0)=(2,−3,4)\overrightarrow{AB} = (3-1,\ -1-2,\ 4-0) = (2, -3, 4).

Versori degli assi. ı⃗\vec{\imath}, ȷ⃗\vec{\jmath}, k⃗\vec{k} sono i versori dei tre assi, rappresentati da OO verso (1,0,0)(1,0,0), (0,1,0)(0,1,0), (0,0,1)(0,0,1). In coordinate ı⃗=(1,0,0)\vec{\imath} = (1,0,0), ȷ⃗=(0,1,0)\vec{\jmath} = (0,1,0), k⃗=(0,0,1)\vec{k} = (0,0,1).

Decomposizione sugli assi. v⃗=(v1,v2,v3)\vec{v} = (v_1, v_2, v_3) se e solo se

v⃗=v1ı⃗+v2ȷ⃗+v3k⃗\vec{v} = v_1\vec{\imath} + v_2\vec{\jmath} + v_3\vec{k}

cioè v⃗\vec{v} è la somma di tre vettori paralleli agli assi. I viv_i sono scalari, gli ı⃗,ȷ⃗,k⃗\vec{\imath}, \vec{\jmath}, \vec{k} vettori.

ı⃗,ȷ⃗,k⃗\vec{\imath}, \vec{\jmath}, \vec{k} sono ortonormali: versori perpendicolari a due a due. Dalla definizione di prodotto scalare:

ı⃗⋅ȷ⃗=ı⃗⋅k⃗=ȷ⃗⋅k⃗=0ı⃗⋅ı⃗=ȷ⃗⋅ȷ⃗=k⃗⋅k⃗=1\vec{\imath} \cdot \vec{\jmath} = \vec{\imath} \cdot \vec{k} = \vec{\jmath} \cdot \vec{k} = 0 \qquad \vec{\imath} \cdot \vec{\imath} = \vec{\jmath} \cdot \vec{\jmath} = \vec{k} \cdot \vec{k} = 1

2Enunciati

2.1Proprietà della somma

La commutativa si vede sul parallelogramma: andare prima lungo v⃗\vec{v} e poi lungo w⃗\vec{w}, o prima lungo w⃗\vec{w} e poi lungo v⃗\vec{v}, porta alla stessa punta. L’associativa dice che con tre vettori in fila non importa quale coppia sommi per prima: la freccia dalla coda del primo alla punta dell’ultimo è sempre la stessa. Per questo si può scrivere v⃗+w⃗+u⃗\vec{v} + \vec{w} + \vec{u} senza parentesi.

2.2Proprietà del prodotto per scalare

La 4 è geometrica: il triangolo fatto da v⃗\vec{v}, w⃗\vec{w}, v⃗+w⃗\vec{v}+\vec{w}, ingrandito di un fattore λ\lambda, resta un triangolo simile. I suoi lati sono λv⃗\lambda\vec{v}, λw⃗\lambda\vec{w} e λ(v⃗+w⃗)\lambda(\vec{v}+\vec{w}), e il terzo lato è la somma dei primi due.

Dimostrazione della 1 (per v⃗≠0⃗\vec{v} \neq \vec{0}, λ,μ≠0\lambda, \mu \neq 0)

Due vettori sono uguali se hanno stessa direzione, stesso verso e stesso modulo. Li controllo uno per uno.

  • Direzione. Moltiplicare per uno scalare non cambia la direzione, quindi λ(μv⃗)\lambda(\mu\vec{v}) e (λμ)v⃗(\lambda\mu)\vec{v} hanno entrambi la direzione di v⃗\vec{v}.
  • Verso. λ(μv⃗)\lambda(\mu\vec{v}) gira il verso una volta per ogni scalare negativo fra λ\lambda e μ\mu. (λμ)v⃗(\lambda\mu)\vec{v} lo gira se λμ<0\lambda\mu < 0, cioè se esattamente uno dei due è negativo. Nei due casi il verso finale coincide.
  • Modulo. ∣λ(μv⃗)∣=∣λ∣ ∣μv⃗∣=∣λ∣ ∣μ∣ ∣v⃗∣=∣λμ∣ ∣v⃗∣=∣(λμ)v⃗∣|\lambda(\mu\vec{v})| = |\lambda|\,|\mu\vec{v}| = |\lambda|\,|\mu|\,|\vec{v}| = |\lambda\mu|\,|\vec{v}| = |(\lambda\mu)\vec{v}|.

Se uno fra v⃗\vec{v}, λ\lambda, μ\mu è nullo, entrambi i membri valgono 0⃗\vec{0}. ■\blacksquare

2.3La normalizzazione è un versore

Dimostrazione

1∣v⃗∣\frac{1}{|\vec{v}|} è uno scalare positivo, quindi per la definizione di prodotto per scalare

∣1∣v⃗∣ v⃗∣=∣1∣v⃗∣∣∣v⃗∣=1∣v⃗∣ ∣v⃗∣=1\left|\frac{1}{|\vec{v}|}\,\vec{v}\right| = \left|\frac{1}{|\vec{v}|}\right| |\vec{v}| = \frac{1}{|\vec{v}|}\,|\vec{v}| = 1

Il verso resta quello di v⃗\vec{v} perché lo scalare è positivo. ■\blacksquare

2.4Ortogonalità e prodotto scalare

Dimostrazione

(⇒\Rightarrow) Se sono perpendicolari θ=π2\theta = \frac{\pi}{2}, quindi cos⁡θ=0\cos\theta = 0 e v⃗⋅w⃗=∣v⃗∣ ∣w⃗∣⋅0=0\vec{v} \cdot \vec{w} = |\vec{v}|\,|\vec{w}| \cdot 0 = 0.

(⇐\Leftarrow) Se ∣v⃗∣ ∣w⃗∣cos⁡θ=0|\vec{v}|\,|\vec{w}|\cos\theta = 0 con ∣v⃗∣≠0|\vec{v}| \neq 0 e ∣w⃗∣≠0|\vec{w}| \neq 0, per la legge di annullamento del prodotto deve essere cos⁡θ=0\cos\theta = 0. Con 0≤θ≤π0 \leq \theta \leq \pi l’unica possibilità è θ=π2\theta = \frac{\pi}{2}. ■\blacksquare

L’ipotesi “non nulli” serve solo per il ritorno: con v⃗=0⃗\vec{v} = \vec{0} il prodotto scalare è 00 qualunque sia w⃗\vec{w}, ma l’angolo non è nemmeno definito.

2.5Proprietà del prodotto scalare

La 3 ha un più fra i due prodotti a destra, non un per: v⃗⋅w⃗\vec{v} \cdot \vec{w} e v⃗⋅u⃗\vec{v} \cdot \vec{u} sono due numeri che si sommano. La 4 viene da θ=0\theta = 0: un vettore forma angolo nullo con sé stesso e cos⁡0=1\cos 0 = 1, quindi v⃗⋅v⃗=∣v⃗∣ ∣v⃗∣\vec{v} \cdot \vec{v} = |\vec{v}|\,|\vec{v}|. È il modo per ricavare il modulo dal prodotto scalare: ∣v⃗∣=v⃗⋅v⃗|\vec{v}| = \sqrt{\vec{v} \cdot \vec{v}}.

2.6Proiezione ortogonale

Come si legge la 1. v⃗⋅e⃗\vec{v} \cdot \vec{e} è un numero con segno, e e⃗\vec{e} dà la direzione. Il numero dice di quanto allungare e⃗\vec{e} e, col segno, se girarlo. Siccome ∣e⃗∣=1|\vec{e}| = 1, vale v⃗⋅e⃗=∣v⃗∣cos⁡θ\vec{v} \cdot \vec{e} = |\vec{v}|\cos\theta, che è proprio il cateto del triangolo rettangolo con ipotenusa v⃗\vec{v}.

Dimostrazione

Punto 1. La proiezione ha la direzione di e⃗\vec{e} per costruzione. Resta da trovare verso e modulo. Poiché ∣e⃗∣=1|\vec{e}| = 1, v⃗⋅e⃗=∣v⃗∣cos⁡θ\vec{v} \cdot \vec{e} = |\vec{v}|\cos\theta, quindi la tesi è che la proiezione sia (∣v⃗∣cos⁡θ) e⃗(|\vec{v}|\cos\theta)\,\vec{e}. Tre casi:

  • θ\theta retto. La punta di v⃗\vec{v} cade sull’inizio, la proiezione è 0⃗\vec{0}. E infatti cos⁡θ=0\cos\theta = 0 dà (v⃗⋅e⃗) e⃗=0⃗(\vec{v} \cdot \vec{e})\,\vec{e} = \vec{0}.
  • θ\theta acuto (o nullo). La proiezione ha lo stesso verso di e⃗\vec{e} e, per la trigonometria del triangolo rettangolo, lunghezza ∣v⃗∣cos⁡θ|\vec{v}|\cos\theta. Qui cos⁡θ>0\cos\theta > 0, quindi (∣v⃗∣cos⁡θ) e⃗(|\vec{v}|\cos\theta)\,\vec{e} ha proprio quel verso e quel modulo.
  • θ\theta ottuso. La proiezione ha verso opposto a e⃗\vec{e}, cioè il verso di −e⃗-\vec{e}, e lunghezza ∣v⃗∣cos⁡(π−θ)=−∣v⃗∣cos⁡θ|\vec{v}|\cos(\pi - \theta) = -|\vec{v}|\cos\theta, che è positiva perché cos⁡θ<0\cos\theta < 0. Quindi la proiezione è
(−∣v⃗∣cos⁡θ)(−e⃗)=(∣v⃗∣cos⁡θ) e⃗(-|\vec{v}|\cos\theta)(-\vec{e}) = (|\vec{v}|\cos\theta)\,\vec{e}

In tutti e tre i casi torna la stessa formula.

Punto 2. Proiettare su w⃗\vec{w} o sul suo versore w⃗∣w⃗∣\frac{\vec{w}}{|\vec{w}|} è la stessa cosa, perché conta solo la direzione. Applico il punto 1 con e⃗=w⃗∣w⃗∣\vec{e} = \frac{\vec{w}}{|\vec{w}|} e uso la proprietà 2 del prodotto scalare per portare fuori gli scalari:

(v⃗⋅w⃗∣w⃗∣)w⃗∣w⃗∣=v⃗⋅w⃗∣w⃗∣⋅1∣w⃗∣ w⃗=v⃗⋅w⃗∣w⃗∣2 w⃗■\left(\vec{v} \cdot \frac{\vec{w}}{|\vec{w}|}\right)\frac{\vec{w}}{|\vec{w}|} = \frac{\vec{v} \cdot \vec{w}}{|\vec{w}|}\cdot\frac{1}{|\vec{w}|}\,\vec{w} = \frac{\vec{v} \cdot \vec{w}}{|\vec{w}|^2}\,\vec{w} \qquad \blacksquare

I tre casi limite θ=0\theta = 0, π2\frac{\pi}{2}, π\pi sono l’esercizio che la prof ha lasciato a lezione: sono svolti in Esempi svolti a lezione.

2.7Coordinate col prodotto scalare

Dimostrazione

Uso la decomposizione e la distributiva:

v⃗⋅ı⃗=(v1ı⃗+v2ȷ⃗+v3k⃗)⋅ı⃗=v1 ı⃗⋅ı⃗⏟1+v2 ȷ⃗⋅ı⃗⏟0+v3 k⃗⋅ı⃗⏟0=v1\vec{v} \cdot \vec{\imath} = (v_1\vec{\imath} + v_2\vec{\jmath} + v_3\vec{k}) \cdot \vec{\imath} = v_1\,\underbrace{\vec{\imath} \cdot \vec{\imath}}_{1} + v_2\,\underbrace{\vec{\jmath} \cdot \vec{\imath}}_{0} + v_3\,\underbrace{\vec{k} \cdot \vec{\imath}}_{0} = v_1

Per ȷ⃗\vec{\jmath} e k⃗\vec{k} è identico. ■\blacksquare

Messa insieme alla proiezione: v1ı⃗=(v⃗⋅ı⃗) ı⃗v_1\vec{\imath} = (\vec{v} \cdot \vec{\imath})\,\vec{\imath} è la proiezione di v⃗\vec{v} sull’asse xx. Le tre coordinate sono le tre ombre di v⃗\vec{v} sugli assi.

2.8Operazioni in coordinate

Si fanno componente per componente. Con queste formule le proprietà della somma e del prodotto per scalare diventano proprietà dei numeri reali, e si verificano coordinata per coordinata.

Niente angoli: bastano le coordinate. È la formula che si usa negli esercizi, mentre quella col coseno serve a interpretare il risultato o a trovare l’angolo.

Dimostrazione

Scrivo i due vettori decomposti e sviluppo con la distributiva, ottenendo nove termini del tipo vawb (versore⋅versore)v_a w_b\,(\text{versore} \cdot \text{versore}):

v⃗⋅w⃗=(v1ı⃗+v2ȷ⃗+v3k⃗)⋅(w1ı⃗+w2ȷ⃗+w3k⃗)\vec{v} \cdot \vec{w} = (v_1\vec{\imath} + v_2\vec{\jmath} + v_3\vec{k}) \cdot (w_1\vec{\imath} + w_2\vec{\jmath} + w_3\vec{k})

I sei termini con versori diversi contengono ı⃗⋅ȷ⃗\vec{\imath} \cdot \vec{\jmath}, ı⃗⋅k⃗\vec{\imath} \cdot \vec{k} o ȷ⃗⋅k⃗\vec{\jmath} \cdot \vec{k}, che valgono 00. Restano i tre con lo stesso versore, che vale 11:

=v1w1 ı⃗⋅ı⃗+v2w2 ȷ⃗⋅ȷ⃗+v3w3 k⃗⋅k⃗=v1w1+v2w2+v3w3■= v_1 w_1\,\vec{\imath} \cdot \vec{\imath} + v_2 w_2\,\vec{\jmath} \cdot \vec{\jmath} + v_3 w_3\,\vec{k} \cdot \vec{k} = v_1 w_1 + v_2 w_2 + v_3 w_3 \qquad \blacksquare

2.9Modulo in coordinate

Dimostrazione (Pitagora due volte)

Sia u⃗=v1ı⃗+v2ȷ⃗\vec{u} = v_1\vec{\imath} + v_2\vec{\jmath}, la parte di v⃗\vec{v} che sta nel piano xyxy.

Primo Pitagora, nel piano xyxy. v1ı⃗v_1\vec{\imath} e v2ȷ⃗v_2\vec{\jmath} sono perpendicolari e u⃗\vec{u} è l’ipotenusa:

∣u⃗∣2=∣v1ı⃗∣2+∣v2ȷ⃗∣2=v12+v22|\vec{u}|^2 = |v_1\vec{\imath}|^2 + |v_2\vec{\jmath}|^2 = v_1^2 + v_2^2

Secondo Pitagora, in verticale. v⃗=u⃗+v3k⃗\vec{v} = \vec{u} + v_3\vec{k}, e v3k⃗v_3\vec{k} è verticale quindi perpendicolare a u⃗\vec{u} che sta nel piano orizzontale. v⃗\vec{v} è l’ipotenusa:

∣v⃗∣2=∣u⃗∣2+∣v3k⃗∣2=v12+v22+v32|\vec{v}|^2 = |\vec{u}|^2 + |v_3\vec{k}|^2 = v_1^2 + v_2^2 + v_3^2

Estraggo la radice, che ha senso perché ∣v⃗∣≥0|\vec{v}| \geq 0. ■\blacksquare

Stesso risultato più in fretta con la proprietà 4: ∣v⃗∣2=v⃗⋅v⃗=v12+v22+v32|\vec{v}|^2 = \vec{v} \cdot \vec{v} = v_1^2 + v_2^2 + v_3^2.

Di conseguenza la normalizzazione in coordinate è

v⃗∣v⃗∣=1v12+v22+v32 (v1,v2,v3)\frac{\vec{v}}{|\vec{v}|} = \frac{1}{\sqrt{v_1^2 + v_2^2 + v_3^2}}\,(v_1, v_2, v_3)

3Metodo

Coordinate di AB→\overrightarrow{AB}. Coordinate di BB meno coordinate di AA, nell’ordine. Sbagliare l’ordine dà −v⃗-\vec{v}.

Angolo fra due vettori. Si mettono insieme le due formule del prodotto scalare:

cos⁡θ=v⃗⋅w⃗∣v⃗∣ ∣w⃗∣=v1w1+v2w2+v3w3v12+v22+v32 w12+w22+w32\cos\theta = \frac{\vec{v} \cdot \vec{w}}{|\vec{v}|\,|\vec{w}|} = \frac{v_1 w_1 + v_2 w_2 + v_3 w_3}{\sqrt{v_1^2 + v_2^2 + v_3^2}\,\sqrt{w_1^2 + w_2^2 + w_3^2}}

Esempio: v⃗=(1,1,0)\vec{v} = (1, 1, 0), w⃗=(1,0,0)\vec{w} = (1, 0, 0). v⃗⋅w⃗=1\vec{v} \cdot \vec{w} = 1, ∣v⃗∣=2|\vec{v}| = \sqrt{2}, ∣w⃗∣=1|\vec{w}| = 1, quindi cos⁡θ=12\cos\theta = \frac{1}{\sqrt{2}} e θ=π4\theta = \frac{\pi}{4}.

Verificare se due vettori sono perpendicolari. Prodotto scalare in coordinate: se fa 00 (e sono non nulli) sono perpendicolari. Esempio: (2,−1,3)⋅(1,5,1)=2−5+3=0(2, -1, 3) \cdot (1, 5, 1) = 2 - 5 + 3 = 0, quindi sono perpendicolari.

Proiettare v⃗\vec{v} su w⃗\vec{w}.

  1. Calcola v⃗⋅w⃗\vec{v} \cdot \vec{w} e ∣w⃗∣2=w⃗⋅w⃗|\vec{w}|^2 = \vec{w} \cdot \vec{w} (niente radici).
  2. Il coefficiente è v⃗⋅w⃗∣w⃗∣2\frac{\vec{v} \cdot \vec{w}}{|\vec{w}|^2}.
  3. Moltiplica w⃗\vec{w} per quel numero.

Esempio: v⃗=(3,4,0)\vec{v} = (3, 4, 0) su w⃗=(1,0,0)\vec{w} = (1, 0, 0). v⃗⋅w⃗=3\vec{v} \cdot \vec{w} = 3, ∣w⃗∣2=1|\vec{w}|^2 = 1, proiezione (3,0,0)(3, 0, 0). Torna: è l’ombra sull’asse xx.

Normalizzare. Calcola il modulo con la radice e dividi ogni coordinata per quel numero. Controllo veloce: la somma dei quadrati del risultato deve fare 11.

4Esempi svolti a lezione

Prof, L1, appunti p. 7: cosa succede alla proiezione se θ=0\theta = 0, π2\frac{\pi}{2}, π\pi?

Si usa pre⃗(v⃗)=(v⃗⋅e⃗) e⃗pr_{\vec{e}}(\vec{v}) = (\vec{v} \cdot \vec{e})\,\vec{e} con v⃗⋅e⃗=∣v⃗∣cos⁡θ\vec{v} \cdot \vec{e} = |\vec{v}|\cos\theta, perché ∣e⃗∣=1|\vec{e}| = 1.

  • θ=0\theta = 0: cos⁡0=1\cos 0 = 1, quindi v⃗⋅e⃗=∣v⃗∣\vec{v} \cdot \vec{e} = |\vec{v}| e pre⃗(v⃗)=∣v⃗∣ e⃗=v⃗pr_{\vec{e}}(\vec{v}) = |\vec{v}|\,\vec{e} = \vec{v}. v⃗\vec{v} ha già direzione e verso di e⃗\vec{e}: l’ombra di una freccia già sdraiata sulla retta è la freccia stessa.
  • θ=π2\theta = \frac{\pi}{2}: cos⁡π2=0\cos\frac{\pi}{2} = 0, quindi pre⃗(v⃗)=0⃗pr_{\vec{e}}(\vec{v}) = \vec{0}. Una freccia perpendicolare alla retta non fa ombra.
  • θ=π\theta = \pi: cos⁡π=−1\cos\pi = -1, quindi v⃗⋅e⃗=−∣v⃗∣\vec{v} \cdot \vec{e} = -|\vec{v}| e pre⃗(v⃗)=−∣v⃗∣ e⃗=v⃗pr_{\vec{e}}(\vec{v}) = -|\vec{v}|\,\vec{e} = \vec{v}. Anche qui la proiezione è v⃗\vec{v}: v⃗\vec{v} sta sulla retta di e⃗\vec{e} ma punta dall’altra parte, e il segno meno del coseno è proprio quello che gira e⃗\vec{e} nel verso di v⃗\vec{v}.

In due casi su tre la proiezione è v⃗\vec{v} stesso: succede ogni volta che v⃗\vec{v} è parallelo a e⃗\vec{e}, qualunque sia il verso.

Prof, L1, appunti p. 4: λv⃗\lambda\vec{v} con λ=2\lambda = 2 e λ=−2\lambda = -2

2v⃗2\vec{v} ha la direzione di v⃗\vec{v}, modulo ∣2∣ ∣v⃗∣=2∣v⃗∣|2|\,|\vec{v}| = 2|\vec{v}| e verso concorde perché 2>02 > 0. −2v⃗-2\vec{v} ha ancora la direzione di v⃗\vec{v} e modulo ∣−2∣ ∣v⃗∣=2∣v⃗∣|-2|\,|\vec{v}| = 2|\vec{v}|, ma verso discorde perché −2<0-2 < 0. I due vettori hanno la stessa lunghezza e sono uno l’opposto dell’altro: −2v⃗=−(2v⃗)-2\vec{v} = -(2\vec{v}).

Nel resto del capitolo la prof ha dato solo dimostrazioni, che stanno tutte in Enunciati. Nell’esercitazione del tutor non ci sono esercizi solo sui vettori: i vettori entrano in tutti gli esercizi su rette e piani.

5Esercizi tipo esame

Esercizio 1. Siano A=(1,0,2)A = (1, 0, 2), B=(3,−1,4)B = (3, -1, 4), C=(3,2,1)C = (3, 2, 1). a) Calcola AB→\overrightarrow{AB}, AC→\overrightarrow{AC}, BC→\overrightarrow{BC} e i loro moduli. b) Il triangolo ABCABC è rettangolo in AA? c) Trova l’angolo del triangolo nel vertice BB.

Soluzione

a) Fine meno inizio:

AB→=(3−1, −1−0, 4−2)=(2,−1,2)AC→=(3−1, 2−0, 1−2)=(2,2,−1)\overrightarrow{AB} = (3-1,\ -1-0,\ 4-2) = (2, -1, 2) \qquad \overrightarrow{AC} = (3-1,\ 2-0,\ 1-2) = (2, 2, -1) BC→=(3−3, 2−(−1), 1−4)=(0,3,−3)\overrightarrow{BC} = (3-3,\ 2-(-1),\ 1-4) = (0, 3, -3)

Moduli: ∣AB→∣=4+1+4=3|\overrightarrow{AB}| = \sqrt{4+1+4} = 3, ∣AC→∣=4+4+1=3|\overrightarrow{AC}| = \sqrt{4+4+1} = 3, ∣BC→∣=0+9+9=32|\overrightarrow{BC}| = \sqrt{0+9+9} = 3\sqrt{2}.

b) È rettangolo in AA se AB→⊥AC→\overrightarrow{AB} \perp \overrightarrow{AC}. Sono non nulli, quindi basta il prodotto scalare:

AB→⋅AC→=2⋅2+(−1)⋅2+2⋅(−1)=4−2−2=0\overrightarrow{AB} \cdot \overrightarrow{AC} = 2 \cdot 2 + (-1) \cdot 2 + 2 \cdot (-1) = 4 - 2 - 2 = 0

Sì, è rettangolo in AA. Controllo con Pitagora: 32+32=18=(32)23^2 + 3^2 = 18 = (3\sqrt{2})^2.

c) L’angolo in BB è fra i due lati che partono da BB, cioè fra BA→\overrightarrow{BA} e BC→\overrightarrow{BC} (stesso estremo iniziale, come vuole la definizione). BA→=−AB→=(−2,1,−2)\overrightarrow{BA} = -\overrightarrow{AB} = (-2, 1, -2).

cos⁡θ=BA→⋅BC→∣BA→∣ ∣BC→∣=0+3+63⋅32=992=12⟹θ=π4\cos\theta = \frac{\overrightarrow{BA} \cdot \overrightarrow{BC}}{|\overrightarrow{BA}|\,|\overrightarrow{BC}|} = \frac{0 + 3 + 6}{3 \cdot 3\sqrt{2}} = \frac{9}{9\sqrt{2}} = \frac{1}{\sqrt{2}} \quad\Longrightarrow\quad \theta = \frac{\pi}{4}

Torna: il triangolo è rettangolo e isoscele (∣AB→∣=∣AC→∣|\overrightarrow{AB}| = |\overrightarrow{AC}|), quindi gli altri due angoli valgono π4\frac{\pi}{4}. Usando AB→\overrightarrow{AB} al posto di BA→\overrightarrow{BA} sarebbe uscito 3π4\frac{3\pi}{4}, che è l’angolo esterno.

Esercizio 2. Siano v⃗=(2,−1,3)\vec{v} = (2, -1, 3) e w⃗=(1,1,−1)\vec{w} = (1, 1, -1). Calcola prw⃗(v⃗)pr_{\vec{w}}(\vec{v}), di’ se ha lo stesso verso di w⃗\vec{w} e verifica che v⃗−prw⃗(v⃗)\vec{v} - pr_{\vec{w}}(\vec{v}) è ortogonale a w⃗\vec{w}.

Soluzione

Ingredienti. v⃗⋅w⃗=2−1−3=−2\vec{v} \cdot \vec{w} = 2 - 1 - 3 = -2 e ∣w⃗∣2=1+1+1=3|\vec{w}|^2 = 1 + 1 + 1 = 3 (niente radice).

Proiezione.

prw⃗(v⃗)=v⃗⋅w⃗∣w⃗∣2 w⃗=−23(1,1,−1)=(−23,−23,23)pr_{\vec{w}}(\vec{v}) = \frac{\vec{v} \cdot \vec{w}}{|\vec{w}|^2}\,\vec{w} = -\frac{2}{3}(1, 1, -1) = \left(-\frac{2}{3}, -\frac{2}{3}, \frac{2}{3}\right)

Il coefficiente −23-\frac{2}{3} è negativo, quindi il verso è opposto a w⃗\vec{w}: l’angolo fra v⃗\vec{v} e w⃗\vec{w} è ottuso, come dice il segno di v⃗⋅w⃗\vec{v} \cdot \vec{w}.

Verifica. v⃗−prw⃗(v⃗)=(2+23, −1+23, 3−23)=(83,−13,73)\vec{v} - pr_{\vec{w}}(\vec{v}) = \left(2 + \frac{2}{3},\ -1 + \frac{2}{3},\ 3 - \frac{2}{3}\right) = \left(\frac{8}{3}, -\frac{1}{3}, \frac{7}{3}\right), e

(83,−13,73)⋅(1,1,−1)=8−1−73=0\left(\frac{8}{3}, -\frac{1}{3}, \frac{7}{3}\right) \cdot (1, 1, -1) = \frac{8 - 1 - 7}{3} = 0

È il cateto perpendicolare del triangolo rettangolo: v⃗\vec{v} si spezza in un pezzo lungo w⃗\vec{w} e uno ortogonale.

Esercizio 3. Sia v⃗=(2,−1,2)\vec{v} = (2, -1, 2). Trova i versori paralleli a v⃗\vec{v}. Poi trova k∈Rk \in \mathbb{R} tale che (1,k,2)(1, k, 2) sia ortogonale a (3,−1,k)(3, -1, k).

Soluzione

Versori. ∣v⃗∣=4+1+4=3|\vec{v}| = \sqrt{4 + 1 + 4} = 3. La normalizzazione è v⃗∣v⃗∣=(23,−13,23)\frac{\vec{v}}{|\vec{v}|} = \left(\frac{2}{3}, -\frac{1}{3}, \frac{2}{3}\right). “Parallelo” non fissa il verso, quindi c’è anche l’opposto (−23,13,−23)\left(-\frac{2}{3}, \frac{1}{3}, -\frac{2}{3}\right). Sono due. Controllo: 49+19+49=1\frac{4}{9} + \frac{1}{9} + \frac{4}{9} = 1.

Ortogonalità. Impongo il prodotto scalare nullo:

(1,k,2)⋅(3,−1,k)=3−k+2k=3+k=0⟹k=−3(1, k, 2) \cdot (3, -1, k) = 3 - k + 2k = 3 + k = 0 \quad\Longrightarrow\quad k = -3

Verifica: (1,−3,2)⋅(3,−1,−3)=3+3−6=0(1, -3, 2) \cdot (3, -1, -3) = 3 + 3 - 6 = 0. Per k=−3k = -3 nessuno dei due vettori è nullo, quindi sono davvero perpendicolari.

Esercizio 4 (teoria, sul modello della 1.7). Verifica in coordinate che per ogni v⃗,w⃗∈V3\vec{v}, \vec{w} \in V^3 e λ∈R\lambda \in \mathbb{R} vale (λv⃗)⋅w⃗=λ(v⃗⋅w⃗)(\lambda\vec{v}) \cdot \vec{w} = \lambda(\vec{v} \cdot \vec{w}).

Soluzione

Siano v⃗=(v1,v2,v3)\vec{v} = (v_1, v_2, v_3) e w⃗=(w1,w2,w3)\vec{w} = (w_1, w_2, w_3). Sviluppo i due membri separatamente.

Membro sinistro. λv⃗=(λv1,λv2,λv3)\lambda\vec{v} = (\lambda v_1, \lambda v_2, \lambda v_3), quindi

(λv⃗)⋅w⃗=(λv1)w1+(λv2)w2+(λv3)w3(\lambda\vec{v}) \cdot \vec{w} = (\lambda v_1) w_1 + (\lambda v_2) w_2 + (\lambda v_3) w_3

Membro destro.

λ(v⃗⋅w⃗)=λ(v1w1+v2w2+v3w3)=λv1w1+λv2w2+λv3w3\lambda(\vec{v} \cdot \vec{w}) = \lambda(v_1 w_1 + v_2 w_2 + v_3 w_3) = \lambda v_1 w_1 + \lambda v_2 w_2 + \lambda v_3 w_3

dove ho usato la distributiva dei numeri reali.

Confronto. Per l’associativa del prodotto fra reali (λvi)wi=λviwi(\lambda v_i) w_i = \lambda v_i w_i, quindi i due membri coincidono termine per termine. ■\blacksquare

Lo schema è quello da usare per la 1.7: coordinate, due membri sviluppati a parte, proprietà dei numeri reali citate per nome.

6Errori tipici

7Domande