Argomento di Geometria e Algebra Lineare. Fatto a lezione in L1 e all’inizio di L2. Fonte: appunti della prof p. 2-7 (L1: segmenti orientati, operazioni, proiezione) e p. 8-9 (L2: coordinate e modulo); per i dettagli la dispensa Postinghel, sezioni 1.1.1-1.1.5. Vocabolario: Linguaggio matematico. Il seguito è Rette e piani nello spazio.
Il filo dell’argomento, in ordine:
segmento orientato AB una freccia con inizio e fine precisi | v raggruppo quelli con stessa direzione, verso, modulovettore geometrico la freccia "libera", senza punto di partenza | voperazioni somma, prodotto per scalare, prodotto scalare | vproiezione ortogonale l'ombra di v sulla direzione di w | v fisso un riferimento Oxyzcoordinate v = (v1, v2, v3): le operazioni diventano conti
Notazione. A lezione i vettori si scrivono con la lettera sottolineata (v), la dispensa li scrive in grassetto (v). Qui uso v. Sono tre modi di scrivere la stessa cosa.
Sistema di riferimento cartesiano ortogonale Oxyz. Un punto O, detto origine, e tre rette per O perpendicolari fra loro, gli assix, y, z. Gli assi sono orientati con la regola della mano destra: pollice sul verso positivo di x, indice su y, medio su z.
Fissato il riferimento, ogni punto dello spazio è una terna di numeri reali, le sue coordinate: A=(xA,yA,zA). L’origine è O=(0,0,0).
Segmento orientato. Dati due punti A e B dello spazio, il segmento orientato AB è il segmento con estremo inizialeA ed estremo finaleB. Si disegna come una freccia da A a B.
AB e BA sono lo stesso segmento ma segmenti orientati diversi: cambia quale estremo viene prima.
Segmenti orientati equivalenti.AB e CD sono equivalenti se hanno:
stessa direzione, cioè stanno su rette parallele;
stesso verso, cioè puntano dalla stessa parte;
stesso modulo, cioè la stessa lunghezza.
Detto in un altro modo: esiste una traslazione che porta uno a coincidere con l’altro. Direzione e verso sono due cose diverse: due frecce sulla stessa retta che puntano in parti opposte hanno la stessa direzione ma verso opposto, quindi non sono equivalenti.
Vettore geometrico. Una classe di equivalenza di segmenti orientati, cioè l’insieme di tutti i segmenti orientati equivalenti fra loro.
L’idea: una freccia con direzione, verso e lunghezza fissati, ma senza un punto di partenza fissato. Ogni segmento orientato della classe è un rappresentante del vettore. Se AB rappresenta v si scrive, con un abuso di notazione, v=AB. Se AB e CD sono equivalenti, v=AB=CD.
V3. L’insieme di tutti i vettori geometrici dello spazio tridimensionale.
Modulo.∣v∣ è la lunghezza di un qualsiasi rappresentante. È sempre ∣v∣≥0.
Vettore nullo.0 è la classe dei segmenti orientati della forma AA, con inizio e fine coincidenti. Ha modulo 0, mentre direzione e verso sono indeterminati. È l’unico vettore di modulo zero.
Somma. Dati v e w, si scelgono i rappresentanti in modo che la fine del primo coincida con l’inizio del secondo: v=AB, w=BC. Allora
v+w:=AC
È la regola punta-coda: attacco la coda di w alla punta di v, e la somma va dalla coda del primo alla punta del secondo. Equivalente è la regola del parallelogramma: faccio partire v e w dallo stesso punto, completo il parallelogramma, e la somma è la diagonale che parte da quel punto.
Opposto. Dato v=0, l’opposto −v è il vettore con stessa direzione, stesso modulo e verso opposto. L’opposto di 0 è 0. Se v=AB allora −v=BA.
Uno scalare è un numero reale, per distinguerlo dai vettori.
Prodotto per scalare. Dati v=0 e λ∈R, λ=0, il vettore λv ha:
la stessa direzione di v;
modulo∣λ∣∣v∣;
verso concorde a v se λ>0, discorde se λ<0.
Se v=0 oppure λ=0, si pone λv=0.
Moltiplicare per λ allunga il vettore se ∣λ∣>1, lo accorcia se ∣λ∣<1, e se λ è negativo in più lo gira. Nel modulo c’è ∣λ∣ e non λ perché una lunghezza non può essere negativa: il segno di λ va a finire nel verso.
Normalizzazione. Dato v=0, la normalizzazione di v è
∣v∣v:=∣v∣1v
È il versore con stessa direzione e stesso verso di v: tengo la freccia e la riporto a lunghezza 1. Serve v=0 perché si divide per ∣v∣.
Prodotto scalare. Dati v e w, si prendono due rappresentanti con lo stesso estremo iniziale, v=AB e w=AC, e si chiama θ l’angolo fra loro (0≤θ≤π). Allora
v⋅w:=∣v∣∣w∣cosθ
Il risultato è un numero, non un vettore: da qui il nome. Il segno dice com’è l’angolo:
θ
cosθ
v⋅w
0≤θ<2π (acuto)
>0
positivo
θ=2π (retto)
0
zero
2π<θ≤π (ottuso)
<0
negativo
Vettori ortogonali.v e w si dicono ortogonali (o perpendicolari, v⊥w) se formano un angolo retto.
Proiezione ortogonale di v su w. Il vettore prw(v) con la direzione di w che si ottiene “facendo cadere” la punta di v perpendicolarmente sulla retta di w. È l’ombra di v su quella retta con la luce che arriva a perpendicolo. La direzione è quella di w per costruzione; verso e modulo vanno calcolati, ed è quello che fa la Proposizione più sotto.
Coordinate di un vettore. Fissato Oxyz, se v=AB con A=(xA,yA,zA) e B=(xB,yB,zB):
v=(v1,v2,v3):=(xB−xA,yB−yA,zB−zA)
Fine meno inizio. Il risultato non dipende dal rappresentante scelto: due segmenti orientati equivalenti danno le stesse differenze. Se il rappresentante parte dall’origine, v=OC, le coordinate di v sono proprio le coordinate del punto C.
Versori degli assi., , k sono i versori dei tre assi, rappresentati da O verso (1,0,0), (0,1,0), (0,0,1). In coordinate =(1,0,0), =(0,1,0), k=(0,0,1).
Decomposizione sugli assi.v=(v1,v2,v3) se e solo se
v=v1+v2+v3k
cioè v è la somma di tre vettori paralleli agli assi. I vi sono scalari, gli ,,k vettori.
,,k sono ortonormali: versori perpendicolari a due a due. Dalla definizione di prodotto scalare:
La commutativa si vede sul parallelogramma: andare prima lungo v e poi lungo w, o prima lungo w e poi lungo v, porta alla stessa punta. L’associativa dice che con tre vettori in fila non importa quale coppia sommi per prima: la freccia dalla coda del primo alla punta dell’ultimo è sempre la stessa. Per questo si può scrivere v+w+u senza parentesi.
La 4 è geometrica: il triangolo fatto da v, w, v+w, ingrandito di un fattore λ, resta un triangolo simile. I suoi lati sono λv, λw e λ(v+w), e il terzo lato è la somma dei primi due.
Dimostrazione della 1 (per v=0, λ,μ=0)
Due vettori sono uguali se hanno stessa direzione, stesso verso e stesso modulo. Li controllo uno per uno.
Direzione. Moltiplicare per uno scalare non cambia la direzione, quindi λ(μv) e (λμ)v hanno entrambi la direzione di v.
Verso.λ(μv) gira il verso una volta per ogni scalare negativo fra λ e μ. (λμ)v lo gira se λμ<0, cioè se esattamente uno dei due è negativo. Nei due casi il verso finale coincide.
Modulo.∣λ(μv)∣=∣λ∣∣μv∣=∣λ∣∣μ∣∣v∣=∣λμ∣∣v∣=∣(λμ)v∣.
Se uno fra v, λ, μ è nullo, entrambi i membri valgono 0. ■
La 3 ha un più fra i due prodotti a destra, non un per: v⋅w e v⋅u sono due numeri che si sommano. La 4 viene da θ=0: un vettore forma angolo nullo con sé stesso e cos0=1, quindi v⋅v=∣v∣∣v∣. È il modo per ricavare il modulo dal prodotto scalare: ∣v∣=v⋅v.
Come si legge la 1.v⋅e è un numero con segno, e e dà la direzione. Il numero dice di quanto allungare e e, col segno, se girarlo. Siccome ∣e∣=1, vale v⋅e=∣v∣cosθ, che è proprio il cateto del triangolo rettangolo con ipotenusa v.
Dimostrazione
Punto 1. La proiezione ha la direzione di e per costruzione. Resta da trovare verso e modulo. Poiché ∣e∣=1, v⋅e=∣v∣cosθ, quindi la tesi è che la proiezione sia (∣v∣cosθ)e. Tre casi:
θ retto. La punta di v cade sull’inizio, la proiezione è 0. E infatti cosθ=0 dà (v⋅e)e=0.
θ acuto (o nullo). La proiezione ha lo stesso verso di e e, per la trigonometria del triangolo rettangolo, lunghezza ∣v∣cosθ. Qui cosθ>0, quindi (∣v∣cosθ)e ha proprio quel verso e quel modulo.
θ ottuso. La proiezione ha verso opposto a e, cioè il verso di −e, e lunghezza ∣v∣cos(π−θ)=−∣v∣cosθ, che è positiva perché cosθ<0. Quindi la proiezione è
(−∣v∣cosθ)(−e)=(∣v∣cosθ)e
In tutti e tre i casi torna la stessa formula.
Punto 2. Proiettare su w o sul suo versore ∣w∣w è la stessa cosa, perché conta solo la direzione. Applico il punto 1 con e=∣w∣w e uso la proprietà 2 del prodotto scalare per portare fuori gli scalari:
(v⋅∣w∣w)∣w∣w=∣w∣v⋅w⋅∣w∣1w=∣w∣2v⋅ww■
I tre casi limite θ=0, 2π, π sono l’esercizio che la prof ha lasciato a lezione: sono svolti in Esempi svolti a lezione.
Si fanno componente per componente. Con queste formule le proprietà della somma e del prodotto per scalare diventano proprietà dei numeri reali, e si verificano coordinata per coordinata.
Niente angoli: bastano le coordinate. È la formula che si usa negli esercizi, mentre quella col coseno serve a interpretare il risultato o a trovare l’angolo.
Dimostrazione
Scrivo i due vettori decomposti e sviluppo con la distributiva, ottenendo nove termini del tipo vawb(versore⋅versore):
v⋅w=(v1+v2+v3k)⋅(w1+w2+w3k)
I sei termini con versori diversi contengono ⋅, ⋅k o ⋅k, che valgono 0. Restano i tre con lo stesso versore, che vale 1:
Esempio: v=(1,1,0), w=(1,0,0). v⋅w=1, ∣v∣=2, ∣w∣=1, quindi cosθ=21 e θ=4π.
Verificare se due vettori sono perpendicolari. Prodotto scalare in coordinate: se fa 0 (e sono non nulli) sono perpendicolari. Esempio: (2,−1,3)⋅(1,5,1)=2−5+3=0, quindi sono perpendicolari.
Proiettare v su w.
Calcola v⋅w e ∣w∣2=w⋅w (niente radici).
Il coefficiente è ∣w∣2v⋅w.
Moltiplica w per quel numero.
Esempio: v=(3,4,0) su w=(1,0,0). v⋅w=3, ∣w∣2=1, proiezione (3,0,0). Torna: è l’ombra sull’asse x.
Normalizzare. Calcola il modulo con la radice e dividi ogni coordinata per quel numero. Controllo veloce: la somma dei quadrati del risultato deve fare 1.
Prof, L1, appunti p. 7: cosa succede alla proiezione se θ=0, 2π, π?
Si usa pre(v)=(v⋅e)e con v⋅e=∣v∣cosθ, perché ∣e∣=1.
θ=0: cos0=1, quindi v⋅e=∣v∣ e pre(v)=∣v∣e=v. v ha già direzione e verso di e: l’ombra di una freccia già sdraiata sulla retta è la freccia stessa.
θ=2π: cos2π=0, quindi pre(v)=0. Una freccia perpendicolare alla retta non fa ombra.
θ=π: cosπ=−1, quindi v⋅e=−∣v∣ e pre(v)=−∣v∣e=v. Anche qui la proiezione è v: v sta sulla retta di e ma punta dall’altra parte, e il segno meno del coseno è proprio quello che gira e nel verso di v.
In due casi su tre la proiezione è v stesso: succede ogni volta che v è parallelo a e, qualunque sia il verso.
Prof, L1, appunti p. 4: λv con λ=2 e λ=−2
2v ha la direzione di v, modulo ∣2∣∣v∣=2∣v∣ e verso concorde perché 2>0. −2v ha ancora la direzione di v e modulo ∣−2∣∣v∣=2∣v∣, ma verso discorde perché −2<0. I due vettori hanno la stessa lunghezza e sono uno l’opposto dell’altro: −2v=−(2v).
Nel resto del capitolo la prof ha dato solo dimostrazioni, che stanno tutte in Enunciati. Nell’esercitazione del tutor non ci sono esercizi solo sui vettori: i vettori entrano in tutti gli esercizi su rette e piani.
Esercizio 1. Siano A=(1,0,2), B=(3,−1,4), C=(3,2,1).
a) Calcola AB, AC, BC e i loro moduli.
b) Il triangolo ABC è rettangolo in A?
c) Trova l’angolo del triangolo nel vertice B.
b) È rettangolo in A se AB⊥AC. Sono non nulli, quindi basta il prodotto scalare:
AB⋅AC=2⋅2+(−1)⋅2+2⋅(−1)=4−2−2=0
Sì, è rettangolo in A. Controllo con Pitagora: 32+32=18=(32)2.
c) L’angolo in B è fra i due lati che partono da B, cioè fra BA e BC (stesso estremo iniziale, come vuole la definizione). BA=−AB=(−2,1,−2).
cosθ=∣BA∣∣BC∣BA⋅BC=3⋅320+3+6=929=21⟹θ=4π
Torna: il triangolo è rettangolo e isoscele (∣AB∣=∣AC∣), quindi gli altri due angoli valgono 4π. Usando AB al posto di BA sarebbe uscito 43π, che è l’angolo esterno.
Esercizio 2. Siano v=(2,−1,3) e w=(1,1,−1). Calcola prw(v), di’ se ha lo stesso verso di w e verifica che v−prw(v) è ortogonale a w.
Soluzione
Ingredienti.v⋅w=2−1−3=−2 e ∣w∣2=1+1+1=3 (niente radice).
Proiezione.
prw(v)=∣w∣2v⋅ww=−32(1,1,−1)=(−32,−32,32)
Il coefficiente −32 è negativo, quindi il verso è opposto a w: l’angolo fra v e w è ottuso, come dice il segno di v⋅w.
Verifica.v−prw(v)=(2+32,−1+32,3−32)=(38,−31,37), e
(38,−31,37)⋅(1,1,−1)=38−1−7=0
È il cateto perpendicolare del triangolo rettangolo: v si spezza in un pezzo lungo w e uno ortogonale.
Esercizio 3. Sia v=(2,−1,2). Trova i versori paralleli a v. Poi trova k∈R tale che (1,k,2) sia ortogonale a (3,−1,k).
Soluzione
Versori.∣v∣=4+1+4=3. La normalizzazione è ∣v∣v=(32,−31,32). “Parallelo” non fissa il verso, quindi c’è anche l’opposto (−32,31,−32). Sono due. Controllo: 94+91+94=1.
Ortogonalità. Impongo il prodotto scalare nullo:
(1,k,2)⋅(3,−1,k)=3−k+2k=3+k=0⟹k=−3
Verifica: (1,−3,2)⋅(3,−1,−3)=3+3−6=0. Per k=−3 nessuno dei due vettori è nullo, quindi sono davvero perpendicolari.
Esercizio 4 (teoria, sul modello della 1.7). Verifica in coordinate che per ogni v,w∈V3 e λ∈R vale (λv)⋅w=λ(v⋅w).
Soluzione
Siano v=(v1,v2,v3) e w=(w1,w2,w3). Sviluppo i due membri separatamente.
Scrivere AB come inizio meno fine: esce −AB, e ogni prodotto scalare successivo cambia segno.
Dimenticare il valore assoluto nel modulo di λv: è ∣λ∣∣v∣, perché il segno di λ finisce nel verso.
Calcolare l’angolo di un triangolo con due vettori che non partono dallo stesso vertice: esce l’angolo supplementare.
Dire “ortogonali” da v⋅w=0 senza controllare che nessuno dei due sia 0.
Proiettare con ∣w∣ al denominatore invece di ∣w∣2: nella formula su un vettore qualsiasi il modulo compare due volte, una per normalizzare il prodotto scalare e una per normalizzare la direzione.
Normalizzare 0: non si può, si dividerebbe per zero.