Argomento di Geometria e Algebra Lineare. Fatto a lezione in L4, lun 28/9 (3 ore). Fonte: appunti della prof p. 3 (operazioni elementari), p. 4-6 (esempi 1-3), p. 6-7 (matrice a scalini, pivot, algoritmo), p. 8-9 (forma ridotta per righe, riduzione all’indietro), p. 12-14 (applicazione alla geometria); esercitazione 2 del tutor, mar 29/9, p. 1-5 (riassunto, es. 1 e 2). Prima: Sistemi lineari (notazione e matrici associate). Il rango e il teorema di Rouché-Capelli, che dicono quante soluzioni ci sono, stanno in Rango e Rouché-Capelli.
L’idea. La prof parte da un sistema e lo semplifica eliminando un’incognita alla volta, come si fa a mano. La novità è che lo fa sulla matrice completa e con tre sole mosse ammesse, le operazioni elementari: nessuna di loro cambia le soluzioni. Alla fine la matrice è “a scalini” e il sistema si risolve dal basso. Il tutor (29/9) la dice così: l’idea è “robotizzare, automatizzare” i conti, invece di pensare a ogni sistema da capo.
sistema -> [A | b] --Gauss-Jordan--> forma a scalini --all'indietro--> rref | | rango, compatibilità soluzioni lette (Rouché-Capelli) direttamente
La prof (p. 3) le dà in parallelo, sul sistema e sulla matrice:
sul sistema
sulla matrice
sigla
scambiare due equazioni
scambiare le righe Ri e Rj
Sij
moltiplicare un’equazione per uno scalare non nullo
moltiplicare la riga Ri per uno scalare λ=0
Di(λ)
sommare a un’equazione un’altra equazione moltiplicata per μ=0
sommare a Ri la riga Rj moltiplicata per μ=0
Eij(μ)
Come si legge Eij(μ). La riga che cambia è la prima dell’indice, Ri; la seconda, Rj, resta com’è e fa da attrezzo: Ri→Ri+μRj. Per esempio E21(−1) vuol dire “alla seconda riga sommo −1 volte la prima”, cioè R2→R2−R1. Il segno di μ va scritto così com’è.
Nel riassunto del tutor (p. 1) accanto a Eij(λ) c’è la nota “riga i−λ(riga j)”, col segno meno. Negli esercizi però il tutor la usa come la prof: il suo E21(−41) è R2−41R1. Vale la convenzione della prof, Ri+μRj.
Perché queste tre. Ogni operazione elementare si può disfare con un’altra operazione elementare: Sij con sé stessa, Di(λ) con Di(1/λ), Eij(μ) con Eij(−μ). Quindi una soluzione del sistema nuovo è soluzione del vecchio e viceversa: il sistema che si ottiene è equivalente (stesse soluzioni, vedi Sistemi lineari). Qui sta il motivo di λ=0: moltiplicare una riga per 0 la cancella, e quell’informazione non torna più indietro.
Esempio: nel sistema x+y+z=12, x+2y−2z=1, l’operazione E21(−1) dà y−3z=−11 al posto della seconda equazione. Una terna che soddisfa le due equazioni nuove soddisfa anche le vecchie, perché la vecchia seconda è la nuova seconda più la prima.
La prof (p. 6): una matrice A è detta a scalini se per ogni Ri,Ri+1 (coppia di righe consecutive) abbiamo una delle seguenti proprietà:
(a) Ri e Ri+1 sono non nulle e il numero di zeri che precedono il primo numero non nullo di Ri è inferiore rispetto al numero di zeri che precedono il primo numero non nullo di Ri+1;
(b) Ri+1 è nulla (riga di zeri).
In parole: scendendo di riga, il primo numero non nullo si sposta strettamente a destra, e le righe di zeri stanno tutte in fondo. La condizione (b) dice anche che sotto una riga nulla può esserci solo un’altra riga nulla: se Ri è nulla, la coppia Ri,Ri+1 non soddisfa (a), quindi deve valere (b).
Esempio della prof, con p1,p2,p3=0 e ∗ numeri qualunque:
A=p1000∗p200∗∗00∗∗p30
Lo scalino può essere largo più di una colonna: fra p2 e p3 si salta la terza colonna. Non è a scalini, per esempio, (1324) (entrambe le righe partono dalla prima colonna) né (0001) (riga nulla sopra una non nulla).
La prof (p. 7): in una matrice a scalini, i numeri p1,p2,p3,…=0 sono detti pivot. Sono i primi elementi non nulli di ogni riga non nulla, gli “spigoli” degli scalini.
Ogni riga non nulla ha esattamente un pivot, e due pivot non stanno mai nella stessa colonna. Quindi il numero di pivot è il numero di righe non nulle della forma a scalini. Nell’esempio sopra i pivot sono tre, in colonna 1, 2 e 4; la colonna 3 è senza pivot.
2.1Le operazioni elementari non cambiano le soluzioni
La prof lo usa in tutti gli esempi senza enunciarlo a parte: è il motivo per cui si può risolvere il sistema finale al posto di quello di partenza.
Dimostrazione
Basta farlo per una operazione: per una successione si ripete il ragionamento a ogni passo.
Sij e Di(λ): scambiare l’ordine delle equazioni non cambia l’insieme delle condizioni; moltiplicare un’equazione per λ=0 dà un’equazione con le stesse soluzioni, perché si torna indietro dividendo per λ.
Eij(μ): cambia solo l’equazione i, che diventa (eqi)+μ(eqj). Se (t1,…,tn) soddisfa il sistema vecchio, soddisfa eqi ed eqj, quindi anche la loro combinazione: soddisfa il nuovo. Viceversa, se soddisfa il nuovo, soddisfa eqj (che non è cambiata) e eqi+μeqj; sottraendo μ volte la prima si ritrova eqi. Le soluzioni sono le stesse. □
A lezione è dato come fatto. La conseguenza che conta è quella sul rango (in Rango e Rouché-Capelli): tutte le forme a scalini di A hanno lo stesso numero di pivot.
Cerchiamo la prima colonna che contiene un elemento non nullo; lo chiamiamo p1.
Scambiamo le righe in modo da portare p1 sulla prima riga (S1j).
Utilizziamo operazioni Ej1(μ) finché tutti i termini nella colonna di p1 (escluso p1) siano nulli. Il μ giusto per la riga j è μ=−p1aj1.
Ripetiamo il procedimento sulla matrice ottenuta escludendo la prima riga.
p100⋮0∗p20⋮0∗∗∗∗⋱∗∗
Ci si ferma quando le righe rimaste sono tutte nulle o non ne restano. Una riga che diventa tutta di zeri si porta in fondo, oppure si cancella: è un’equazione 0=0 che non dice niente (la prof la barra in esempio 4, p. 10).
Due accorgimenti che usano sia la prof sia il tutor:
se in colonna c’è un 1 o un −1, conviene portarlo su come pivot: evita le frazioni (la prof scambia R1 e R3 in esempio 4 per avere −1 come pivot);
se una riga ha un fattore comune, si può dividere con Di(λ) prima di proseguire.
3.2Riduzione all’indietro (forma ridotta per righe)
Per passare da una matrice a scalini alla sua forma ridotta (p. 9):
Per ogni pivot pi eseguiamo l’operazione Di(pi1), così il pivot assume valore 1.
Riduciamo a zero tutti i termini della colonna di pisoprapi tramite operazioni Eji(μ).
Conviene procedere dal pivot più in basso verso l’alto: si azzera la sua colonna sopra, poi si sale al pivot successivo. Così ogni operazione usa una riga che ha già un solo elemento non nullo fra le colonne di pivot, e non si rovina quello che è già fatto.
Con la matrice completa ridotta rref[A∣b] (p. 14):
Se compare una riga (0⋯0∣c) con c=0, il sistema è incompatibile: quella riga dice 0=c.
Altrimenti, le incognite delle colonne con pivot sono determinate; quelle delle colonne senza pivot sono variabili libere.
Si pone ogni variabile libera uguale a un parametro (y=t, z=s, …) e si ricava ogni incognita di pivot dalla sua riga.
Verifica: si sostituisce la soluzione nel sistema di partenza, non in quello ridotto. È il controllo che trova gli errori di conto lungo la riduzione.
Anche senza arrivare a rref si può risolvere “dal basso” la forma a scalini, come fa la prof in esempio 1: dall’ultima equazione si ricava l’ultima incognita e si sostituisce salendo.
3.4Da cartesiane a parametriche (applicazione alla geometria)
La prof (p. 12-14): “i punti sulla retta corrispondono alle soluzioni (x,y,z) del sistema lineare”. Quindi le equazioni parametriche di una retta o di un piano dato in cartesiane sono la soluzione generale del sistema.
Si scrive la matrice completa delle equazioni cartesiane.
Gauss-Jordan e riduzione all’indietro fino a rref.
Le colonne senza pivot danno le variabili libere: si pongono uguali ai parametri.
Una retta (due equazioni indipendenti in tre incognite) ha due pivot e una variabile libera, quindi un parametro. Un piano (una equazione) ha un pivot e due variabili libere, quindi due parametri. È il modo sistematico di scegliere “quale variabile uguagliare a t”, che in Rette e piani nello spazio si faceva a occhio.
È a scalini con pivot 1,1,−8. Risolvere dal basso: z=5, poi y=−11+15=4, poi x=12−4−5=3.
Stessa soluzione con la riduzione all’indietro (p. 8-9). D3(−81) porta la terza riga a (0,0,1∣5). E12(−1): R1−R2=(1,0,4∣23). Poi E13(−4): R1−4R3=(1,0,0∣3) ed E23(3): R2+3R3=(0,1,0∣4).
100010001345
La matrice ridotta si legge direttamente: (x,y,z)=(3,4,5). Verifica sul sistema di partenza: 3+4+5=12, 3+8−10=1, 6+4−15=−5. Sistema compatibile con soluzione unica.
R2−21R1=(1−1,2−21,1+231−1)=(0,23,250). Pivot 2 e 23, in colonna x e y; la colonna di z è senza pivot, quindi z è la variabile libera.
Il sistema corrispondente è 2x+y−3z=2, 23y+25z=0. Esprimiamo x e y in termini di z: dalla seconda y=−35z; nella prima 2x−35z−3z=2, cioè 2x=2+314z:
{x=37z+1y=−35zz∈R qualunque
Sistema compatibile con infinite soluzioni, una per ogni valore di z. Verifica con z=3: (8,−5,3) dà 16−5−9=2 e 8−10+3=1.
Prof, 28/9, esempio 3, p. 5-6: sistema incompatibile
⎩⎨⎧x+y=22x−z=12y+z=01201020−11210
E21(−2): R2−2R1=(0,−2,−1∣−3). Poi il 2 in colonna y della terza riga si azzera con E32(1): R3+R2=(0,0,0∣−3).
1001−200−102−3−3⎩⎨⎧x+y=2−2y−z=−30=−3
La terza equazione è 0=−3, falsa per ogni terna: sistema incompatibile. Nella matrice si vede da un pivot che cade nella colonna dei termini noti.
Prof, 28/9, p. 12-13: retta da cartesiane a parametriche
Punto (1,0,0) per t=0, direzione (32,−35,1), o anche (2,−5,3) moltiplicando per 3. Verifica sulla direzione: 2−5+3=0 e 4+5−9=0, ortogonale a entrambe le normali.
Prof, 28/9, p. 13-14: piano da cartesiane a parametriche
π:x+2y−3=0[120∣3]
Una sola riga, con pivot 1 in colonna x: la matrice è già ridotta per righe. Abbiamo 2 variabili libere (y e z), le colonne senza pivot. Poniamo y=t, z=s (t,s parametri):
π:⎩⎨⎧x=3−2ty=tz=st,s∈R
Attenzione allo 0 in colonna z: nell’equazione z non compare, ed è proprio per questo che è libera senza vincoli. Il piano è parallelo all’asse z.
Tutor, 29/9, es. 1, p. 2-3: soluzione unica (con correzione)
Errore nella scansione del tutor: al passo E32(2) scrive −23 al posto di −29 nella terza riga, e arriva a (−35,34,34). Non è soluzione: nella prima equazione dà −320+316+38=34=4. La verifica finale sul sistema di partenza l’avrebbe trovato subito.
Tutor, 29/9, es. 2, p. 4-5: sistema omogeneo con infinite soluzioni
M1: a scalini, pivot 1 (colonna 1) e 1 (colonna 3). È anche ridotta: pivot uguali a 1, unici non nulli nelle loro colonne. Il 3 e il 2 stanno in colonne senza pivot e non danno fastidio.
M2: non è a scalini. La seconda riga è nulla e sotto c’è una riga non nulla: la coppia R2,R3 non soddisfa né (a) né (b). Con S23 diventa a scalini.
M3: a scalini, pivot 1,3,1 nelle colonne 1,2,3. Non ridotta: il pivot 3 non è 1, e sopra i pivot di colonna 2 e 3 ci sono un 2 e un 1.