Argomento di Analisi Matematica 1, capitolo 3 (“L’operazione di limite: limiti di successioni”, deck da 68 slide). Fatto a lezione il 28/9, slide 1-12 (slide annotate del 28/9), e il 30/9, slide 12-25 (slide annotate del 30/9). Il prof si è fermato agli esempi di sottosuccessioni (slide 25): da lì riparte il deck non annotato, con i limiti delle sottosuccessioni e la non esistenza del limite. Serve Numeri reali, sup e inf (proprietà di Archimede) e, per i logaritmi, Funzioni elementari.
Il filo dell’argomento:
il cerchio di Archimede poligoni con n lati sempre più grande: a cosa "tende" l'area? | v 3.1 successioni (28/9)a: N -> R, a_n n!, binomiali, Newton, progressione geometrica | v 3.2 limite (28-30/9)a_n -> 0 per ogni ε > 0 esiste ν_ε: n > ν_ε => |a_n| < εa_n -> ℓ, +∞, -∞ cambia solo la relazione finale | vunicità del limite convergente => limitata | v 3.3 sottosuccessioni (30/9, fino alla slide 25)b_k = a_(n_k) n_1 < n_2 < ...: si prende un pezzo della successione | v da qui in poi non ancora fattolimiti delle sottosuccessioni, non esistenza del limite, monotone, Nepero, confronto
Il problema di partenza è antico. Archimede afferma che un cerchio equivale a un triangolo con altezza pari al raggio e base lunga quanto la circonferenza. Per mostrarlo si usa l’area di un poligono regolare, Area=2Perimetro×Apotema, e il metodo di esaustione di Eudosso: si approssima il cerchio con poligoni regolari inscritti e circoscritti, con un numero di lati n sempre più grande.
Al crescere di n l’apotema an si avvicina al raggio, il perimetro alla circonferenza, l’area del poligono a quella del cerchio. Nessun poligono è il cerchio: il cerchio è quello a cui la successione dei poligoni “tende”. Il problema, nelle parole della slide 3, è definire e valutare l’andamento asintotico di una successione, cioè il concetto di limite.
Il prof la disegna come grafico di una funzione: sull’asse orizzontale i naturali 0,1,2,3,…, sopra ciascuno il punto di altezza an, cioè f(0)=a0, f(1)=a1, e così via. Il grafico è fatto di punti isolati, non di una curva: fra n=1 e n=2 la successione non esiste.
Esempi della slide:
an=n1 per n≥1: la successione 1,21,31,… (qui l’indice parte da 1, perché 01 non ha senso);
La 2 è una semplificazione: nel numeratore n!=n(n−1)⋯(n−k+1)⋅(n−k)(n−k−1)⋯2⋅1 i fattori da (n−k) in giù sono proprio (n−k)! e si cancellano col denominatore. Restano k fattori, da n scendendo. Per esempio 3!5!=5⋅4=20.
Significato (osservazione della slide, spiegata dal prof): n! è il numero di modi distinti di ordinare n oggetti distinti, cioè le permutazioni di n oggetti. Il ragionamento: per la prima posizione si può scegliere uno qualunque degli n oggetti (n modi); scelto quello, ne rimangono n−1, quindi per ognuna delle n possibilità ci sono n−1 modi per scegliere la seconda posizione; e così via fino all’ultima, dove resta un solo oggetto. In tutto n(n−1)⋯1=n!.
Esempio del prof: il 6 sta in riga 4, colonna 2, e infatti
(24)=2!(4−2)!4!=2⋅224=424=6
Significato combinatorio (pagina dopo la slide 8). (kn) è il numero di modi di sceglierek oggetti all’interno di un gruppo di n, quando l’ordine in cui si scelgono è irrilevante: le “scelte non ordinate” di k elementi fra n. Il conto del prof:
le scelte ordinate di k oggetti fra n sono n(n−1)⋯(n−k+1)=(n−k)!n!, con lo stesso ragionamento delle permutazioni ma fermandosi dopo k posizioni;
ogni scelta non ordinata corrisponde a k! scelte ordinate (i modi di mettere in fila quei k oggetti);
quindi le scelte non ordinate sono k!n!/(n−k)!=(n−k)!k!n!=(kn).
La proprietà che la caratterizza: il rapporto fra un termine e il precedente è costante, anan+1=qnqn+1=q.
Esempio del prof con q=21: a0=1, a1=21, a2=41, a3=81, ognuno metà del precedente.
1.6Limite di una successione (slide 12, 28/9 e 30/9)
Il problema: capire come si comporta an quando n diventa sempre più grande. Con an=n1 i termini sono positivi e sempre più piccoli: si dice che ”an tende a 0”, che “il limite di an per n che tende all’infinito è 0”, e si scrive
an→0oppuren→+∞liman=0
La stessa definizione detta a parole dal prof (30/9): an→0 se, fissata una qualunque soglia di tolleranzaε, possiamo affermare che a partire da un certo indice νε tutti i successivi elementi di (an), ovvero quelli relativi agli indici n>νε, distano da 0 (il limite della successione) meno della soglia di tolleranza, ovvero ∣an−0∣<ε.
Due annotazioni:
νε è il punto di partenza: da lì in poi la condizione vale sempre. Dipende da ε, e per questo ha ε a pedice. Al posto di νε si scrive spesso n0 o n(ε) (“n-zero”).
I primi termini non contano: la definizione chiede qualcosa solo per n>νε. Cambiare mille termini all’inizio non cambia il limite.
Il gioco a due giocatori (slide 13). Il primo giocatore sceglie ε>0 e disegna una striscia orizzontale di spessore 2ε attorno all’asse delle ascisse. Il secondo risponde indicando un’ascissa νε a partire dalla quale il grafico della successione resta intrappolato nella striscia. Il primo cerca di mettere in difficoltà il secondo, quindi sceglie ε sempre più piccolo. La conclusione del prof: vale limn→∞an=0se e solo se il secondo giocatore ha una strategia vincente, cioè può fare la mossa richiesta qualunque sia la mossa del primo giocatore.
È il motivo dell’ordine dei quantificatori: prima “per ogni ε”, poi “esiste νε”. Se fosse “esiste ν tale che per ogni ε” il secondo giocatore dovrebbe muovere per primo, senza vedere la striscia, e una sola soglia dovrebbe andare bene per tutte le strisce: da ν in poi ∣an∣<ε per ogni ε vuol dire an=0, una condizione molto più forte.
Rispetto a an→0 cambia solo la relazione finale, e cambia il senso di ε: qui è una soglia da superare, e il primo giocatore, per mettere in difficoltà il secondo, la sceglie sempre più grande (slide 15). Il secondo deve trovare un’ascissa dopo la quale il grafico resta sopra la soglia. Il prof disegna due soglie ε1<ε2: alla soglia più alta corrisponde un νε2 più a destra. L’esempio più semplice (tautologico) è an=n: basta νε=ε.
Il prof: “cambia solo la relazione”. Si ottiene da +∞ cambiando segno ad an: an→−∞⟺−an→+∞.
Si ottiene da an→0 con una “traslazione verticale”: an→ℓ⟺an−ℓ→0. La condizione −ε<an−ℓ<ε equivale a ∣an−ℓ∣<ε, cioè a ℓ−ε<an<ℓ+ε: sul grafico la striscia ora è centrata sulla retta y=ℓ.
Riassunto (slide 18, con le annotazioni del prof). Il comportamento di (an) per n→+∞ è descritto da uno dei casi
Si considera un nuovo indice indipendente k e si ottiene una nuova successione bk=ank per ogni k. Le annotazioni del prof: (nk) è una successione crescente di numeri naturali, e nk è l’indice rispetto alla successione originale. In pratica si scorre la successione e se ne tiene un pezzo infinito, senza cambiare l’ordine e senza ripetere termini.
Il prof aggiunge la riga 5 (1,5,10,10,5,1, ottenuta dalla riga 4 con la regola della somma):
(a+b)5=a5+5a4b+10a3b2+10a2b3+5ab4+b5
Lo schema: l’esponente di a scende da n a 0, quello di b sale da 0 a n, la somma dei due è sempre n. Il perché combinatorio: sviluppando (a+b)(a+b)⋯(a+b) si sceglie da ogni fattore a oppure b; il termine an−kbk compare una volta per ogni modo di scegliere i k fattori da cui prendere b, cioè (kn) volte.
Una successione non può avere due limiti diversi, quindi scrivere "liman=ℓ" ha senso: il limite, se c’è, è uno solo.
Dimostrazione (svolta a lezione per assurdo, con x,y∈R)
Supponiamo x=y. Scegliamo ε tale che gli intervalli (x−ε,x+ε) e (y−ε,y+ε) siano disgiunti: va bene ε=2∣x−y∣.
Per la definizione di an→x esiste ν1 tale che per n>ν1 si ha an∈(x−ε,x+ε). Per la definizione di an→y esiste ν2 tale che per n>ν2 si ha an∈(y−ε,y+ε).
Preso n>max(ν1,ν2), il numero an sta in entrambi gli intervalli, che però non hanno punti in comune. Si ottiene una contraddizione con le definizioni di liman=x e liman=y. Quindi x=y. ■
Il prof disegna le due strisce orizzontali attorno a y=x e y=y, separate: da un certo indice in poi i punti dovrebbero stare in tutte e due.
Il teorema vale anche coi limiti infiniti (una successione non può tendere sia a +∞ sia a ℓ, per esempio): la dimostrazione è la stessa, con una striscia attorno a ℓ e una soglia sopra di essa. A lezione il prof ha fatto il caso finito.
2.4Limitatezza delle successioni convergenti (slide 22)
Il prof: brevemente si dice ”an è limitata” (pensare a “delimitata”: tutti i termini stanno nella fascia fra −M e M).
Dimostrazione (svolta a lezione)
I termini dopo una certa soglia. Fissato ε=1, per la definizione di limite esiste ν1 tale che per ogni n>ν1 vale ℓ−1<an<ℓ+1. Detto M1=max(∣ℓ−1∣,∣ℓ+1∣) segue
∣an∣≤M1∀n>ν1
perché un numero compreso fra ℓ−1 e ℓ+1 ha modulo non più grande del maggiore fra i moduli degli estremi.
I termini prima della soglia. I termini an con n≤ν1 sono un numero finito, quindi esiste il massimo dei loro moduli:
M2:=max{∣an∣:n≤ν1}
Insieme. Definiamo M:=max(M1,M2). Allora ∣an∣≤M per ogni n∈N: se n>ν1 perché ∣an∣≤M1≤M, se n≤ν1 perché ∣an∣≤M2≤M. ■
Il punto chiave è che “da un certo punto in poi” lascia fuori solo un numero finito di termini, e un insieme finito di numeri ha sempre un massimo. Il viceversa è falso: (−1)n è limitata (∣(−1)n∣=1) ma non converge.
Fissaε>0 qualsiasi. Non scegli tu un valore: ε resta una lettera.
Obiettivo: trovare νε tale che per ogni n>νε valga la relazione della definizione (−ε<an−ℓ<ε, oppure an>ε per +∞).
Risolvi la relazione rispetto alla variabile n, come una disequazione in n. Se è una doppia disuguaglianza, una alla volta.
Speri che l’insieme delle soluzioni contenga un intervallo della forma (νε,+∞): quel νε è la risposta. Una disuguaglianza vera per tutti gli n non pone condizioni.
Conclusione: “per ogni n>νε la relazione è soddisfatta”.
Gli strumenti per il passo 3:
Archimede: per ogni x∈R esiste un naturale n>x. Ogni volta che basta “un naturale abbastanza grande”, è lui.
Monotonia: si applica a entrambi i membri una funzione strettamente crescente (loga con a>1, t↦t1/b su (0,+∞)) e il verso della disuguaglianza resta. Con una funzione decrescente (loga con 0<a<1) il verso si gira.
Maggiorare: non serve la νε più piccola possibile, ne basta una. Se an>bn e bn>ε per n>ν, anche an>ε per n>ν.
4.1Una successione per i dispari (pagina dopo la slide 6, 28/9)
Scrivere una successione che rappresenti i numeri dispari in ordine crescente. Il prof: (an)n∈N con an=2n+1. Controllo: n=0⇒a0=1, n=1⇒a1=3, n=2⇒a2=5, e così via. (28/9, pagina 18)
Verificare che (an)n>0 con an=n1 soddisfa an→0 (30/9, pagine 3-5).
Fissiamo un qualunque ε>0, la soglia di tolleranza.
Per un corollario della proprietà di Archimede sappiamo che esiste n(ε)∈N tale che n(ε)1<ε (basta prendere n(ε)>ε1).
In particolare per ogni n>n(ε) vale
an=n1<n(ε)1<ε
perché un denominatore più grande dà una frazione più piccola. Quindi ∣an−0∣<ε per ogni n>n(ε), cioè n1→0.
La slide dà la stessa cosa in una riga: −ε<n1<ε segue da n>νε=ε−1. La disuguaglianza di sinistra è sempre vera (n1>0), quella di destra equivale a n>ε1.
Obiettivo: mostrare che per ogni ε>0 esiste νε tale che per ogni n>νε vale la relazione (3) an>ε, dove an è l’elemento generico della successione (30/9, pagine 21-22).
Dobbiamo risolvere la (3) rispetto alla variabile n e sperare che l’insieme delle soluzioni contenga un intervallo (νε,+∞). Siccome a>1, la funzione t↦logat è crescente, e applicandola ai due membri il verso resta:
an>ε⟺n>loga(ε)
Scegliendo νε:=loga(ε) abbiamo che per ogni n>νε vale (3), ovvero an>ε. ■
L’osservazione sul logaritmo con base fra 0 e 1 (pagine 23-25). Il prof si chiede com’è il grafico di loga quando 0<a<1, sapendo com’è con a>1 (strettamente crescente). Nota che a>1⟺0<a−1<1, e usa il cambio di base logat=logalogt:
loga−1t=log(a−1)logt=−logalogt=−logat
Quindi il grafico di loga−1 è il riflesso di quello di loga rispetto all’asse x: con base fra 0 e 1 il logaritmo è strettamente decrescente. È quello che serve per il caso 0<a<1 di an, lasciato come esercizio (esercizio 3 in fondo).
Esempio 1.an=n1 con nk=k2, cioè bk=k21. Il prof scrive la successione 1,21,31,41,…,91,101,… e cerchia i termini di indice 1,4,9: sono b1=1, b2=41, b3=91. L’indice k conta i termini estratti, nk dice dove stavano nella successione originale. Qui k parte da 1, come n.
Esempio 2.an=(−1)n.
La sottosuccessione dei termini di indice pari è pk=a2k=(−1)2k=1: costante.
La sottosuccessione dei termini di indice dispari è dk=a2k+1=(−1)2k+1=−1: costante.
Due sottosuccessioni con limiti diversi (1 e −1): è l’idea che, nelle slide successive, mostra che (−1)n non ha limite.
C1. Quale formula definisce limn→+∞an=−∞?
a) ∀ε>0∃νε:∀n>νε,an<−ε
b) ∃ν∀ε>0:∀n>ν,an<−ε
c) ∀ε>0∃νε:∀n>νε,∣an∣>ε
d) ∀ε>0∃νε:∃n>νε,an<−ε
Soluzione
a. La b) scambia i quantificatori: chiederebbe un’unica soglia che vada bene per ogni ε, impossibile per una successione reale (an<−ε per ogni ε non è soddisfatto da nessun numero). La c) è soddisfatta anche da (−1)nn, che oscilla e non tende a −∞: è la definizione di ∣an∣→+∞. La d) chiede un solo termine oltre la soglia invece che tutti.
C2.k=0∑92k vale:
a) 512
b) 1023
c) 1024
d) 2047
Soluzione
b. Somma geometrica con q=2 e n=9: 2−1210−1=1023. La c) è 210, l’errore di dimenticare il −1; la a) è l’ultimo termine 29; la d) usa n+1=11 all’esponente sbagliando di uno l’indice finale.
C3. Nello sviluppo di (a+b)5 il coefficiente di a2b3 è:
a) 5
b) 6
c) 10
d) 15
Soluzione
c. Il termine an−kbk con n=5, k=3 ha coefficiente (35)=3!5⋅4⋅3=10. Riga 5 del triangolo: 1,5,10,10,5,1. La d) è (26).
C4. Quale affermazione è vera per ogni successione reale (an)?
a) se (an) è limitata, allora è convergente
b) se (an) è convergente, allora è limitata
c) se (an) è limitata, allora ha limite finito o infinito
d) se ∣an∣→1, allora an→1 oppure an→−1
Soluzione
b, il teorema della slide 22. La a) e la c) sono smentite da (−1)n, limitata ma senza limite. La d) anche: ∣(−1)n∣=1→1, ma (−1)n non tende né a 1 né a −1.
Esercizio 1. Verificare con la definizione che n→+∞limn+32n+1=2.
Soluzione
Fissiamo ε>0. Cerchiamo νε tale che per ogni n>νε valga n+32n+1−2<ε.
Semplifichiamo la differenza:
n+32n+1−2=n+32n+1−2n−6=−n+35
quindi la relazione diventa n+35<ε (il modulo toglie il segno, e n+3>0). Risolvendo in n:
n+35<ε⟺n+3>ε5⟺n>ε5−3
Scegliendo νε:=ε5−3, per ogni n>νε vale ∣an−2∣<ε. ■
Controllo: con ε=21, νε=7; per n=8, ∣a8−2∣=115<21.
Esercizio 2 (lasciato dal prof il 30/9). Mostrare che se 0<a<1 allora n→+∞liman=0.
Soluzione
Fissiamo ε>0. Cerchiamo νε tale che per n>νε valga −ε<an<ε.
La disuguaglianza di sinistra è sempre vera, perché an>0. Per quella di destra si applica loga, che con 0<a<1 è decrescente: il verso si gira.
an<ε⟺n>loga(ε)
Scegliendo νε:=loga(ε), per ogni n>νε vale ∣an−0∣<ε. ■
Se ε≥1 il numero logaε è ≤0 e la condizione vale per ogni n≥1: giusto, perché an<1≤ε. Il caso interessante è ε piccolo. Controllo con a=21, ε=1001: log1/21001=log2100≈6,6, e infatti 271=1281<1001 mentre 261=641 no.
Esercizio 3 (lasciati per casa, slide 19-20). Dati b>0 e a>1, verificare con la definizione che limnb=+∞ e limlogan=+∞.
Soluzione
nb. Fissiamo ε>0. La funzione t↦t1/b è strettamente crescente su (0,+∞) (esponente positivo), quindi
nb>ε⟺n>ε1/b
e basta νε:=ε1/b. Con b=21 si ritrova l’esempio n, con νε=ε2.
logan. Fissiamo ε>0. Con a>1 la funzione t↦at è strettamente crescente, quindi
logan>ε⟺n>aε
e basta νε:=aε. ■
Esercizio 4. Dimostrare la proprietà del triangolo di Tartaglia (kn)=(k−1n−1)+(kn−1) per 1≤k≤n−1, partendo dalla definizione col fattoriale.
Soluzione
Si scrivono i due addendi col fattoriale e si porta tutto a denominatore comune k!(n−k)!:
Lettura combinatoria, per ricordarla: fra n oggetti fissane uno. Le scelte di k oggetti che lo contengono sono (k−1n−1) (scegli gli altri k−1 fra i restanti), quelle che non lo contengono sono (kn−1).
Esercizio 5. Calcolare k=1∑82k1 e dire se la successione Sn=k=0∑n2k1 è limitata.
Soluzione
La somma parte da k=1: si toglie il termine k=0 dalla formula. Con q=21 e n=8:
k=0∑8(21)k=21−1(21)9−1=2(1−5121)=2−2561
quindi k=1∑82k1=2−2561−1=256255.
In generale Sn=2(1−2n+11)=2−2n1. Siccome 0<2n1≤1, vale 1≤Sn<2 per ogni n: la successione è limitata, con M=2. (Converge a 2, perché 2n1→0 per l’esercizio 2; ma la limitatezza qui si vede direttamente.)
Scegliere un numero per ε. Nella verifica ε resta una lettera: provare con ε=0,1 è un controllo, non una dimostrazione.
Scambiare “per ogni ε” ed “esiste ν”.νε dipende da ε e viene dopo.
Dimenticare che νε deve funzionare per tutti gli n>νε, non per uno solo.
Girare o non girare la disuguaglianza a caso. Applicando loga il verso resta se a>1 e si gira se 0<a<1.
Credere che limitata implichi convergente.(−1)n è il controesempio da avere sempre pronto.
Sbagliare l’indice nella somma geometrica.∑k=0nqk ha n+1 termini, e all’esponente compare n+1. Se la somma parte da k=1 si toglie il termine q0=1.
(kn) con l’ordine.(n−k)!n! conta le scelte ordinate; per le non ordinate si divide ancora per k!.
Sottosuccessione con indici che si ripetono o tornano indietro. Gli nk devono essere strettamente crescenti: a1,a1,a2,… o a3,a1,… non sono sottosuccessioni.