Argomento di Analisi Matematica 1, capitolo 2. Fatto a lezione il 22/9, slide 1-23 di 50 (slide annotate del 22/9), e il 23/9, slide 21-39 (slide annotate del 23/9). Il 28/9 il prof ha chiuso il capitolo, slide 40-50 (slide annotate del 28/9): teorema delle radici, radici dell’unità, teorema fondamentale dell’algebra, luoghi nel piano. Esercizi svolti dal docente su Moodle: Esercizi svolti complessi. Vocabolario: Linguaggio matematico.
Il filo dell’argomento, nell’ordine delle lezioni:
x² + 1 = 0 in R non ha soluzioni: manca un numero il cui quadrato è -1 | v 2.1 forma cartesiana (22/9)C = R × R, i = (0,1) z = x + iy, somma e prodotto con i² = -1 | v 2.2 coniugato, modulo, reciproco (22/9)z̄, |z|, z⁻¹ quozienti; equazioni col metodo 1 (Re = 0, Im = 0) | v 2.3 forma trigonometrica ed esponenziale (22-23/9)z = |z|(cos θ + i sin θ) = |z|e^(iθ) prodotto: moduli per, argomenti più | vDe Moivre zⁿ = |z|ⁿ e^(inθ); equazioni col metodo 2 (modulo e argomento) | v 2.4 radici (23/9 e 28/9)radici n-esime |z| = ⁿ√|w|, α = (θ + 2kπ)/n, k = 0, ..., n-1 | esattamente n, vertici di un poligono regolare vteorema fondamentale dell'algebra grado n => n soluzioni in C, con molteplicità | v 2.5 rappresentazione grafica (28/9)|z - z0| = distanza circonferenze, dischi, assi di segmenti, semipiani
Due equazioni di secondo grado messe una accanto all’altra:
x2−x−2=0x2+x+1=0
La prima ha due soluzioni reali, x1=−1 e x2=2, e il polinomio si scompone in fattori di primo grado: x2−x−2=(x+1)(x−2). La seconda in R non ha soluzioni (il prof disegna la parabola tutta sopra l’asse x), e il polinomio x2+x+1 non si scompone.
Secondo problema, che sembra diverso ma è lo stesso: quanto fa −1? Nessun reale ha quadrato negativo. Trovare −1 vuol dire risolvere x2=−1, cioè cercare le radici di x2+1.
R è “troppo piccolo” per garantire la scomponibilità di tutti i polinomi di secondo grado. Si costruisce allora un sistema numerico che estende quello dei reali: il campo dei numeri complessi C.
Ordinata vuol dire che (1,2) e (2,1) sono due numeri diversi.
Un numero reale x si identifica con il numero complesso (x,0): il prof annota “numeri reali: seconda coordinata nulla”. Con questa identificazione R⊂C, e 1=(1,0), 0=(0,0).
I numeri complessi della forma (0,y) con y=0 non corrispondono ad alcun numero reale e sono detti immaginari puri. In particolare si definisce l’unità immaginaria
Geometricamente: zˉ è la riflessione di z rispetto all’asse reale (il prof disegna z e zˉ con y e −y); ∣z∣ è la distanza dall’origine, cioè “la lunghezza del vettore da 0 a z”. Il prof verifica anche ∣zˉ∣=x2+(−y)2=x2+y2=∣z∣.
Se z è reale (y=0), il modulo è il valore assoluto di sempre: ∣z∣=x2=∣x∣ (nota della slide 14).
Il prof lo verifica con la proprietà 4 (zzˉ=∣z∣2, sotto):
z⋅z−1=z⋅∣z∣2zˉ=∣z∣2zzˉ=∣z∣2∣z∣2=1
Controllo sui reali, annotato a mano: se z=x+0⋅i, allora z−1=x2x=x1, il reciproco reale di x.
Serve z=0 perché altrimenti ∣z∣2=0. In pratica, per calcolare un quoziente si moltiplica sopra e sotto per il coniugato del denominatore, così il denominatore diventa reale:
Un punto del piano si individua anche con le coordinate polari(ρ,θ)∈[0,+∞)×[0,2π):
ρ=∣z∣, la distanza del punto z dall’origine (il prof: ”ρ: lunghezza”);
θ=Arg(z), l’angolo individuato dal segmento che congiunge z all’origine e il semiasse positivo delle x, detto argomento principale di z. Annotazione: l’angolo è ben definito se e solo se z=0.
Dalla trigonometria sul triangolo rettangolo:
{x=Re(z)=∣z∣cosθy=Im(z)=∣z∣sinθ∣z∣=x2+y2
Sostituendo in z=x+iy si ottiene la rappresentazione in forma trigonometrica:
z=∣z∣(cosθ+isinθ)(1)
Nota della slide 23:
per z=0 l’argomento non è definito, ma la (1) resta ammissibile perché ∣z∣=0;
per ogni z=0 l’argomento principale θ=Arg(z) sta in [0,2π) ed è univocamente determinato. A θ si può aggiungere un qualunque multiplo di 2π: si indica con arg(z) (argomento di z) un qualunque angolo che differisce da Arg(z) per un multiplo di 2π.
Viceversa (pagina 7 del 23/9): dato z=ρ(cosθ+isinθ), per passare alla forma algebrica z=a+ib si pone a:=ρcosθ, b:=ρsinθ.
Dato θ∈R, si introduce la notazione (solo simbolica):
eiθ=cosθ+isinθ
Il prof annota che eiθ è il numero complesso di modulo 1 e argomento θ. Con questa notazione la forma trigonometrica diventa la forma esponenziale:
z=∣z∣(cosθ+isinθ)⇝z=∣z∣eiθ
La regola del prodotto è coerente con le usuali regole degli esponenziali: ∣z1∣eiθ1⋅∣z2∣eiθ2=∣z1∣∣z2∣ei(θ1+θ2). Il prof lo legge così: il modulo è ∣z1∣∣z2∣, e ei(θ1+θ2) è il numero complesso di modulo 1 e argomento θ1+θ2.
Uguaglianza notevole (slide 33): z=eiπ ha ∣z∣=1 e arg(z)=π, quindi eiπ=−1, cioè
Il prof annota: “questa equazione ha n soluzioni complesse”. Qui la radice non è un numero solo, è un insieme di n numeri. Già in R si vede l’avvisaglia (x2=4 ha due soluzioni), ma in C diventa la regola: per esempio z2=−1 ha le due soluzioni i e −i, le radici quadrate di −1.
2.1Proprietà del coniugato e del modulo (slide 13)
A lezione il prof ha dimostrato la 1, la 3, la 4 e la 6; la 2 e la 5 sono “per casa”. In tutte le dimostrazioni si scrive z=a+ib e w=c+id con a,b,c,d∈R.
Dimostrazione di 1 (a lezione) e 2 (per casa)
1.z+w=(a+c)+i(b+d), quindi
z+w=(a+c)−i(b+d)=(a−ib)+(c−id)=zˉ+wˉ
2. Per la regola del prodotto zw=(ac−bd)+i(ad+bc), quindi zw=(ac−bd)−i(ad+bc). D’altra parte
Il prof le legge sul piano. z+zˉ: i due vettori sono simmetrici rispetto all’asse reale, le parti immaginarie si cancellano e la diagonale del parallelogramma cade sull’asse reale, lunga 2Re(z). z−zˉ=z+(−zˉ): −zˉ ha la stessa parte immaginaria di z e parte reale opposta, quindi la somma cade sull’asse immaginario, all’altezza 2Im(z).
Per l’equivalenza: z=zˉ equivale a z−zˉ=0, cioè 2iIm(z)=0, cioè Im(z)=0, cioè z∈R. ■
perché wzˉ=zwˉ e un numero più il suo coniugato fa il doppio della parte reale. Poi
Re(zwˉ)≤∣zwˉ∣=∣z∣∣w∣
quindi ∣z+w∣2≤(∣z∣+∣w∣)2, e passando alla radice (entrambi ≥0) ∣z+w∣≤∣z∣+∣w∣. ■
Significato geometrico (slide 14). In un triangolo qualsiasi la lunghezza di un lato è sempre minore della somma delle lunghezze degli altri due. Il prof disegna il triangolo di vertici A=0, B=z+w, C=z: il lato AC è lungo ∣z∣, il lato CB è una copia del vettore w, lunga ∣w∣, e il lato AB è lungo ∣z+w∣. Applicando la disuguaglianza triangolare “geometrica” a questo triangolo si ottiene la proprietà 7: lungh(AB)≤lungh(AC)+lungh(CB).
2.2Prodotto e quoziente in forma trigonometrica (slide 25-27)
Moltiplicare per z2 vuol dire ruotare di θ2 e dilatare di ∣z2∣. L’interpretazione geometrica della slide 26 usa due numeri di modulo 1: il prodotto ha ancora modulo ∣z1∣∣z2∣=1⋅1=1 e argomento θ1+θ2, cioè si ruota sulla circonferenza unitaria. Si usa arg e non Arg perché sommando due angoli si può uscire da [0,2π).
Annotazione del prof: modulo = prodotto dei moduli, argomento = somma degli argomenti. Con tutti i fattori uguali si ottiene la formula per le potenze.
Il prof annota il caso n=0: z0=1.
Dimostrazione (per induzione su n, non fatta a lezione)
Base (n=1): è la forma trigonometrica di z.
Passo: se zn=∣z∣n(cosnθ+isinnθ), allora zn+1=zn⋅z e per la formula del prodotto
zn+1=∣z∣n+1[cos(nθ+θ)+isin(nθ+θ)]
che è la tesi al passo n+1. Il principio di induzione (non ancora trattato nel corso) dà la formula per ogni n. ■
Il guadagno è pratico: (1+i)20 in forma cartesiana richiederebbe venti moltiplicazioni, in forma trigonometrica è un modulo elevato a venti e un angolo moltiplicato per venti.
La prima equazione dà il modulo: ∣w∣ è un numero reale positivo (il prof lo sottolinea), quindi la sua radice n-esima reale è ben definita, unica, ed è un numero reale.
Far variare k tra 0 e n−1 è la “minima indispensabile” per ottenere tutti i valori distinti delle radici, senza ripetizioni. Il motivo: due indici k e k′ danno lo stesso numero quando
nθ+2kπ−nθ+2k′π=n2π(k−k′)
è un multiplo di 2π, cioè quando n divide k−k′. I resti possibili nella divisione per n sono 0,1,…,n−1: ogni altro k∈Z ripete uno di questi.
È il riassunto della derivazione della slide 39: il numero complesso w ha esattamente n radici complesse. In R le radici erano zero, una o due; in C sono sempre n.
Dove stanno (slide 42). Tutte le radici hanno lo stesso modulo ∣w∣1/n, quindi stanno sulla circonferenza centrata nell’origine di raggio n∣w∣. I loro argomenti partono da nθ e crescono ogni volta di n2π: le radici occupano i vertici di un poligono regolare di n lati inscritto in quella circonferenza. Basta trovare la prima, z0, e le altre si ottengono ruotando di n2π.
Con w=1: il prof annota 1=1⋅ei⋅0, cioè ∣w∣=1 e θ=0. La formula del teorema dà
zk=cosn2kπ+isinn2kπ=ein2kπk=0,1,…,n−1
Le radici complesse dell’unità sono i vertici del poligono regolare di n lati inscritto nella circonferenza di raggio 1 e con un vertice nel punto (1,0), cioè z0=1. Il prof indica i due disegni della slide: n=3 (triangolo equilatero) e n=6 (esagono).
z2+a=0 significa z2=−a: le soluzioni sono le radici quadrate di −a, e in C sono sempre due (mentre in R possono mancare). Più in generale, ogni equazione di secondo grado ha 2 soluzioni in C;
zn+a=0 significa zn=−a: le soluzioni sono le radici n-esime di −a, e in C sono n.
Il risultato si generalizza a qualunque equazione di grado n.
Le annotazioni del prof: il grado è la potenza massima con coefficiente diverso da zero (per questo an=0); i coefficienti ak possono essere complessi, non solo reali.
Formulazione equivalente (slide 45), con un leggero cambio di punto di vista: un polinomio in C si può sempre scomporre nel prodotto di fattori di primo grado.
Il prof annota: gli zj sono le radici del polinomio, z è la variabile. Le due formulazioni dicono la stessa cosa: zj è soluzione di p(z)=0 se e solo se (z−zj) è un fattore di p. “Non necessariamente distinti” è la molteplicità: in (z−1)2(z+2) la radice 1 compare due volte.
È la risposta ai due problemi da cui era partito il capitolo (slide 2-3): in R il polinomio x2+x+1 non si scompone, in C sì, perché ogni polinomio si scompone.
3.1Trovare l’argomento: il metodo del prof e dove va corretto
A lezione (23/9, pagine 4-6) il prof scrive z=a+ib e ricava l’angolo in due modi.
Modo 1: arcocoseno. Da a=∣z∣cosθ segue cosθ=a2+b2a, e il prof scrive
θ=arccos(∣z∣a)
Modo 2: arcotangente. Da ab=tanθ:
θ=arctan(ab)+kπ
e il prof aggiunge che per decidere k bisogna guardare il segno di a e di b, cioè il quadrante:
segni
quadrante
k per avere θ∈[0,2π)
a>0, b≥0
1°
k=0
a<0, b≥0
2°
k=1
a<0, b<0
3°
k=1
a>0, b<0
4°
k=2
a=0
asse immaginario
niente arctan: θ=2π se b>0, θ=23π se b<0
In pratica, il metodo che non sbaglia.
Calcola ∣z∣=a2+b2.
Guarda dove cade (a,b) nel piano: è un disegno di cinque secondi e decide il quadrante.
Cerca l’angolo che soddisfa entrambecosθ=∣z∣a e sinθ=∣z∣b (è come fa il prof negli esempi della slide 24: scrive sempre le due equazioni).
Gli angoli notevoli da riconoscere a colpo d’occhio:
z
∣z∣
Arg(z)
a>0 reale
a
0
a<0 reale
−a
π
ib, b>0
b
π/2
ib, b<0
−b
3π/2
1+i
2
π/4
3+i
2
π/6
1+i3
2
π/3
−1+i
2
3π/4
−1−i
2
5π/4
1−i
2
7π/4
3.2Equazioni in C, metodo 1: parte reale e parte immaginaria (slide 18)
Si usa quando l’equazione mescola z con zˉ, Re(z), Im(z) o ∣z∣, e i gradi sono bassi. Il principio: un numero complesso è zero se e solo se parte reale e parte immaginaria sono entrambe nulle,
z=0⟺{Re(z)=0Im(z)=0
Il metodo risolutivo, nelle parole annotate dal prof: scrivere z come un generico numero complesso z=x+iy, poi, dopo aver sviluppato il membro sinistro, uguagliarne separatamente parte reale e parte immaginaria a zero.
porre z=x+iy con x,y∈R;
portare tutto a sinistra, sviluppare e separare parte reale e parte immaginaria;
imporre che siano entrambe nulle: sistema di due equazioni reali in x e y;
risolvere, di solito partendo dall’equazione che si fattorizza (spesso quella immaginaria, del tipo y(…)=0), e distinguendo i casi;
ricomporre le soluzioni z=x+iy e verificarne almeno una.
3.3Equazioni in C, metodo 2: modulo e argomento (slide 34)
Si usa quando ci sono potenze. Il principio: due numeri complessi sono uguali se e solo se hanno lo stesso modulo e lo stesso argomento, a meno di un multiplo di 2π:
z1=z2⟺{∣z1∣=∣z2∣arg(z1)=arg(z2)+2kπ,k∈Z
I passi:
porre z=ρeiα con ρ≥0;
portare entrambi i membri in forma esponenziale, usando De Moivre sulle potenze. Un membro reale positivo (come ∣z∣ o ∣z∣2+2) ha argomento 0;
eguagliare i moduli (equazione reale in ρ) e gli argomenti a meno di 2kπ;
risolvere in ρ, scartando le soluzioni negative;
ricavare gli α facendo variare k, e tenere solo quelli che danno numeri distinti;
trattare a parte il caso z=0, dove l’argomento non è definito: si controlla a mano se è soluzione.
Scrivi w in forma esponenziale: ∣w∣ e un argomento θ (disegno del punto, poi cosθ e sinθ).
Modulo delle radici: n∣w∣, una radice reale positiva.
Argomenti: nθ+kn2π per k=0,…,n−1. Si parte da nθ e si aggiunge ogni volta n2π.
Se servono in forma cartesiana, si calcolano coseno e seno degli angoli. Se gli angoli non sono notevoli si lasciano in forma trigonometrica.
Controllo veloce: sono n, hanno tutte lo stesso modulo, e una a scelta elevata alla n deve ridare w.
Un’equazione come (z+1)3=−i si riporta a questo caso con la sostituzione u=z+1: si trovano le radici terze di −i e poi z=u−1.
3.5Luoghi nel piano: disegnare equazioni e disequazioni (slide 47-48)
In alcuni casi si possono rappresentare nel piano complesso C=R2 le soluzioni di equazioni o disequazioni. La chiave è che, dati z=x+iy e z0=x0+iy0, la quantità
∣z−z0∣=(x−x0)2+(y−y0)2
rappresenta la distanza fra i punti del piano che rappresentano z e z0. Il prof evidenzia proprio questa frase. Gli insiemi che ne vengono, dalla slide e dagli esercizi del docente:
insieme
cos’è
∣z−z0∣=r
circonferenza di centro z0 e raggio r
∣z−z0∣<r
interno della circonferenza, senza bordo (disco aperto)
∣z−z0∣≤r
disco con il bordo
∣z−z0∣≥r
esterno della circonferenza, con bordo
∣z−z1∣=∣z−z2∣
punti equidistanti da z1 e z2: la retta asse del segmento z1z2
∣z−z1∣<∣z−z2∣
semipiano aperto dalla parte di z1, delimitato da quell’asse
Re(z)≤a, Im(z)>b
semipiani delimitati da rette verticali e orizzontali
Attenzione al segno: ∣z+i−1∣ va riscritto ∣z−(1−i)∣ prima di leggere il centro, che è 1−i e non −1+i.
I passi:
riscrivi ogni condizione nella forma ∣z−z0∣, cioè come distanza da un punto preciso;
riconosci il luogo dalla tabella e disegnalo, tratteggiato se il bordo è escluso (disuguaglianza stretta), pieno se è incluso;
se non è nella tabella, o per controllare, passa a x e y: con z=x+iy i moduli diventano radici, si eleva al quadrato (i due membri sono ≥0, quindi si può) e si semplifica;
in un sistema si disegnano le condizioni una alla volta e si tiene l’intersezione;
verifica con un punto dentro e uno fuori.
Nel confronto di due distanze, al passo 3 i termini x2 e y2 si cancellano e resta l’equazione di una retta: è il conto che dimostra che l’asse del segmento è una retta.
Metodo 2. Il membro destro è reale (∣z∣2∈R, 2∈R) e positivo, quindi ha argomento 0. Con z=ρeiθ: z4=ρ4e4iθ, e
arg(z4)=0⟺4θ=2kπ⟺θ=2kπ:k=0,1,2,3⇒θ=0,2π,π,23π
(k=4 dà 2π, già visto). Sulla slide il prof scrive k∈N: è k∈Z, anche se poi bastano k=0,…,3.
Modulo: a sinistra ∣z4∣=ρ4; a destra, siccome ∣z∣2+2 è reale positivo, ∣z∣2+2=ρ2+2. Uguagliando: ρ4−ρ2−2=0. Con t=ρ2≥0: t2−t−2=0, due numeri con somma 1 e prodotto −2: t=−1 (non interessa) e t=2. Quindi ρ2=2, ρ=2 (la −2 si scarta).
Sul PDF del 28/9 le slide 42-43 e 49-50 hanno solo il testo dell’esempio, senza svolgimento scritto: gli svolgimenti qui sotto seguono il metodo della lezione.
w=−1: ∣w∣=1, Arg(w)=π, n=3. Modulo delle radici 31=1, argomenti 3π+2kπ:
Un triangolo equilatero inscritto nella circonferenza unitaria (terzo disegno della figura sopra). Una sola radice è reale, −1, ed è quella che si trova anche in R. Controllo: (21+23i)3=eiπ=−1.
Vertici di un esagono regolare, come le radici seste dell’unità moltiplicate per r. In R le radici seste di 5 sono solo ±r, le due che stanno sull’asse reale.
4.12L’asse di un segmento: ∣z−z1∣=∣z−z2∣ (slide 47)
Il prof disegna due punti z1, z2 e la retta tratteggiata che li separa: l’insieme A={z∈C:∣z−z1∣=∣z−z2∣} è l’insieme dei punti equidistanti da z1 e z2, quindi è una retta, l’asse del segmento z1z2 (perpendicolare al segmento, passa per il punto medio).
Rappresentare graficamente i punti z∈C che verificano le condizioni (28/9, pagina 11):
⎩⎨⎧∣z+i−1∣<1∣Re(z)∣≤1∣z−1∣<∣z+i∣Soluzione
Prima.∣z−(1−i)∣<1: disco aperto di centro 1−i e raggio 1.
Seconda.−1≤x≤1: striscia verticale, bordi compresi. Il disco sta in x∈(0,2), quindi morde solo x≤1, che taglia via la metà destra del disco.
Terza.(x−1)2+y2<x2+(y+1)2⟺−2x+1<2y+1⟺y>−x: semipiano aperto sopra la retta y=−x, che passa per il centro 1−i.
Intersezione. Le rette x=1 e y=−x passano entrambe per il centro e formano un angolo di 45°: resta un ottavo di disco aperto, fra le direzioni a 90° e a 135° misurate dal centro.
Controllo: z=0,81−0,54i sta a distanza 0,5 dal centro, ha ∣Re∣≤1 e −0,54>−0,81: dentro. z=0,5−i è nel disco e nella striscia, ma −1>−0,5 è falso: fuori.
C1. Il modulo e l’argomento principale di z=1−i3 sono:
a) 2 e 3π
b) 2 e 35π
c) 4 e 35π
d) 2 e −3π
Soluzione
b. ∣z∣=1+3=2. cosθ=21, sinθ=−23: quarto quadrante, θ=35π. La d) è un argomento, ma non quello principale in [0,2π); la a) è l’errore dell’arccos senza guardare il segno di b.
C2.(1+i)8 vale:
a) 16
b) −16
c) 16i
d) 8
Soluzione
a. 1+i=2eiπ/4, quindi (1+i)8=(2)8ei2π=16. Controprova: (1+i)2=2i, (2i)4=16i4=16.
C3. Quale uguaglianza è vera per ogni z∈C?
a) ∣z∣2=z2
b) zzˉ=∣z∣2
c) z+zˉ=2iIm(z)
d) z⋅w=zˉ⋅w
Soluzione
b, proprietà 4. La a) è falsa (con z=i: 1=−1), la c) scambia le formule (è z−zˉ), la d) dimentica di coniugare w.
C4. Le radici quarte di −4 sono:
a) ±1±i (quattro numeri)
b) ±2 e ±2i
c) 1+i e −1−i soltanto
d) non esistono, perché −4<0
Soluzione
a. ∣−4∣=4, Arg(−4)=π: modulo 44=2, argomenti 4π+k2π, cioè 4π,43π,45π,47π: sono 1+i, −1+i, −1−i, 1−i. La b) ha il modulo giusto ma gli angoli delle radici quarte di +4. La c) ne dimentica due (il teorema dice esattamente 4), la d) ragiona in R. Controllo: (1+i)4=(2i)2=−4.
C5. L’insieme {z∈C:∣z+1∣=∣z−3∣} è:
a) la circonferenza di centro 1 e raggio 2
b) la retta Re(z)=1
c) la retta Im(z)=1
d) il semipiano Re(z)<1
Soluzione
b. ∣z+1∣=∣z−(−1)∣: sono i punti equidistanti da −1 e da 3, cioè l’asse del segmento fra i due, la retta verticale per il punto medio 1. Col conto: (x+1)2+y2=(x−3)2+y2⟺8x=8⟺x=1. La d) sarebbe una disuguaglianza, la a) confonde l’asse con la circonferenza che ha il segmento come diametro.
C6 (sul modello degli esercizi svolti del docente). Se z=1+i, il numero w=z202:
a) è reale
b) è immaginario puro
c) ha Re(w)>0 e Im(w)<0
d) ha Re(w)<0 e Im(w)>0
Soluzione
b. z=2eiπ/4, quindi arg(w)=202⋅4π=2101π=50π+2π, cioè 2π a meno di multipli di 2π: w sta sul semiasse immaginario positivo. Più rapido: z2=2i, quindi w=(2i)101=2101i101=2101i, perché i100=(i4)25=1.
Per il terzo, prima il denominatore: (1+i)2=1+2i+i2=2i. Poi
2i1−i=2i⋅(−i)(1−i)(−i)=2−i+i2=−21+i
Sommando, il primo e il terzo si cancellano: 21+i−(1+i)−21+i=−1−i.
Esercizio 2 (lasciato per casa, slide 20). Risolvere z2+5=∣z−3i∣2.
Soluzione
Metodo 1, con z=x+iy. A destra c’è un modulo al quadrato, che è reale:
∣z−3i∣2=∣x+i(y−3)∣2=x2+(y−3)2=x2+y2−6y+9
A sinistra z2+5=(x2−y2+5)+2ixy. Uguagliando parte reale e parte immaginaria:
{x2−y2+5=x2+y2−6y+92xy=0
La prima: −2y2+6y−4=0, cioè y2−3y+2=0, y=1 o y=2. La seconda impone x=0 o y=0; siccome y=0, resta x=0. Soluzioni: z=i e z=2i. Verifica su 2i: −4+5=1 e ∣−i∣2=1.
Esercizio 3 (lasciato per casa, slide 24). Modulo, argomento e forma trigonometrica di −i e di 3−3i.
Soluzione
−i: ∣−i∣=1, cosθ=0, sinθ=−1, quindi θ=23π (non −2π: l’argomento principale sta in [0,2π)). −i=cos23π+isin23π.
3−3i: ∣z∣=9+9=32, cosθ=22, sinθ=−22: quarto quadrante, θ=47π. Con l’arctan del prof: arctan(−1)+2π=−4π+2π, con k=2. 3−3i=32(cos47π+isin47π).
Esercizio 4 (esercizio della slide 29). Scrivere in forma trigonometrica z=i(1+i) e z=1+i3.
Soluzione
i(1+i)=i+i2=−1+i: modulo 2, secondo quadrante, θ=43π. z=2(cos43π+isin43π). In alternativa, col prodotto: i=eiπ/2, 1+i=2eiπ/4, e gli argomenti si sommano: 2π+4π=43π.
Disegno. Quadrato inscritto nella circonferenza di raggio 2, con un vertice a 30°. Le radici sono a coppie opposte (z2=−z0, z3=−z1), come sempre quando n è pari.
Verifica.z04=16ei32π=16(−21+23i)=−8+83i.
Esercizio 11 (esercizi svolti del docente, es. 5.i). Risolvere (z+1)3=−i e rappresentare le soluzioni.
Soluzione
Con u=z+1 l’equazione diventa u3=−i: servono le radici terze di −i. ∣−i∣=1, Arg(−i)=23π. Modulo 1, argomenti 33π/2+2kπ=2π+k32π:
Nel piano: triangolo equilatero inscritto nella circonferenza di centro −1 e raggio 1 (la sostituzione z=u−1 trasla tutto di 1 a sinistra).
Verifica: (z0+1)3=i3=−i.
Esercizio 12 (esercizi svolti del docente, es. 5.iv). Risolvere z5=−16zˉ.
Soluzione
In forma algebrica servirebbe la potenza quinta di un binomio: si usa il metodo 2. Con z=ρeiθ, ρ≥0: z5=ρ5ei5θ e zˉ=ρe−iθ. Scrivendo −1=eiπ, il membro destro è 16ρei(π−θ).
Moduli.ρ5=16ρ⟺ρ(ρ4−16)=0⟺ρ=0 oppure ρ=2 (le altre radici reali di ρ4=16, cioè −2, sono negative e si scartano).
Caso ρ=0.z=0: l’argomento non è definito, si controlla a mano. 05=0=−16⋅0ˉ: è soluzione.
Caso ρ=2. Argomenti: 5θ=π−θ+2kπ⟺6θ=π+2kπ⟺θ=6π+k3π, con k=0,…,5 per avere angoli distinti.
zk=2ei(6π+k3π):3+i,2i,−3+i,−3−i,−2i,3−i
In tutto 7 soluzioni: 0 e i vertici di un esagono regolare di raggio 2. Il teorema fondamentale non si applica direttamente perché in zˉ l’equazione non è un polinomio in z: il numero di soluzioni non è il grado.
Verifica su 2i: (2i)5=32i5=32i e −16⋅2i=−16⋅(−2i)=32i.
Esercizio 13 (esercizi svolti del docente, es. 6). Trovare λ∈C tale che i sia soluzione di z3+λz2−(2+3i)z−2=0. Per quel λ, trovare le altre soluzioni.
Soluzione
Trovare λ. Sostituisco z=i, con i2=−1 e i3=−i:
−i−λ−(2+3i)i−2=−i−λ−2i+3−2=1−3i−λ=0⟺λ=1−3i
Le altre soluzioni. Per il teorema fondamentale (forma della scomposizione), z−i è un fattore: z3+(1−3i)z2−(2+3i)z−2=(z−i)(z2+az+b). Sviluppando il secondo membro, z3+(a−i)z2+(b−ia)z−ib, e confrontando i coefficienti:
a−i=1−3i⇒a=1−2i,−ib=−2⇒b=i2=−2i
Controllo sul termine di primo grado: b−ia=−2i−i(1−2i)=−2i−i−2=−2−3i. Torna.
Resta z2+(1−2i)z−2i=0. Si scompone: (z+1)(z−2i)=z2−2iz+z−2i. Soluzioni z=−1 e z=2i.
Le tre soluzioni sono i, 2i, −1. Verifica su −1: −1+(1−3i)+(2+3i)−2=0.
Esercizio 14 (sul modello degli esercizi svolti del docente, es. 3-4). Rappresentare l’insieme dei z∈C tali che ∣z−i∣≤2 e Im(z)>1.
Soluzione
Prima.∣z−i∣≤2: disco di centro i, cioè il punto (0,1), e raggio 2, bordo compreso.
Seconda.Im(z)>1: semipiano aperto sopra la retta orizzontale y=1, che passa per il centro del disco.
Intersezione. Il semidisco superiore: i punti del disco con y>1. L’arco di circonferenza sopra è compreso, il diametro orizzontale da (−2,1) a (2,1) è escluso (lì y=1 e la disuguaglianza è stretta). Si disegna l’arco pieno e il diametro tratteggiato.
Controllo: z=2i ha ∣i∣=1≤2 e Im=2>1: dentro. z=1+i ha ∣1∣≤2 ma Im=1: fuori, sta sul diametro.
Argomento con l’arccos o l’arctan senza guardare il quadrante.arccos dà solo angoli in [0,π]; arctanab va corretto con kπ, e nel 4° quadrante serve k=2 per stare in [0,2π).
Arg(−i)=−2π. È un argomento, ma quello principale è 23π.
∣z∣2=z2. Falso: ∣z∣2=zzˉ è sempre reale, z2 no.
Dimenticare z=0 nel metodo 2, dove l’argomento non è definito.
Far variare k in N invece che in Z, o prendere troppi k e contare due volte la stessa soluzione.
Tenere radici negative del modulo.ρ=∣z∣≥0: ρ=−2 si scarta.
Usare ab=ab coi negativi. In C non vale.
Chiamare 0 immaginario puro. Sta sull’asse immaginario, ma la definizione chiede y=0.
Fermarsi a due radici. Le radici n-esime di w=0 sono esattamente n: radici quarte di −4 ne ha quattro, non “nessuna” perché −4<0.
Prendere k fino a n nelle radici.k=n ridà z0 (è anche il refuso della slide 41).
Leggere male il centro.∣z+i−1∣<1 ha centro 1−i: si riscrive prima ∣z−(1−i)∣.
Bordo sì o no. Disuguaglianza stretta, bordo escluso e tratteggiato; ≤ o ≥, bordo compreso.
Contare le soluzioni col grado quando c’è zˉ.z5=−16zˉ ha 7 soluzioni: il teorema fondamentale vale per i polinomi in z, e zˉ non lo è.