Argomento di Analisi Matematica 1, nozioni preliminari, sezione 1.5. Fatto a lezione il 21/9, slide 65-84: slide annotate dell’esercitazione del 21/9 (da pagina 10 il PDF usa un deck con numerazione diversa: slide 70-84 qui = 62-76 là). Prima: Funzioni (dominio, iniettività, inversa, simmetrie, monotonia). Il seguito è Trasformazioni di grafici.
Perché esiste questa lista. Le funzioni che incontrerai per tutto il corso non sono infinite specie diverse: sono queste poche, combinate fra loro con somma, prodotto, composizione e le trasformazioni del grafico. Riconoscere il mattone di partenza è metà del lavoro in uno studio di funzione, in un limite, in una derivata. Per ognuna servono tre cose in memoria: dominio, immagine, forma del grafico.
mattone elementare + trasformazioni = funzione qualunque |x|, x^n, a^x, log, sin traslare, riflettere, cos, tan, sinh, cosh scalare, comporre
Funzione affine.f(x)=mx+q, con m,q∈R. Il grafico è una retta non verticale: m è la pendenza, q l’ordinata dell’intersezione con l’asse y.
Funzione lineare. Il caso q=0: f(x)=mx. Il grafico è una retta per l’origine, perché f(0)=0.
Funzione costante. Il caso m=0: f(x)=q, grafico orizzontale.
Una funzione affine passa per l’origine se e solo se q=0, cioè se e solo se è lineare. Per questo “lineare” e “affine” non sono sinonimi: ogni lineare è affine, non viceversa.
Dominio R, immagine [0,+∞), funzione pari, non iniettiva.
Cosa misura.∣x∣ è la distanza di x dall’origine sulla retta reale. Di conseguenza ∣x−a∣ è la distanza fra x e a: è questa lettura che rende leggibili tutte le disequazioni con i moduli. ∣x−3∣<2 significa “i punti a distanza minore di 2 da 3”, cioè l’intervallo (1,5), e non serve nessun conto.
Attenzione al caso x=0: rientra nel primo ramo, e ∣0∣=0. I due rami devono coprire tutto R senza sovrapporsi. È il primo esempio di funzione definita a tratti (annotazione del 21/9). Esempi sul PDF: ∣2∣=2, ∣−3∣=−(−3)=3.
xn con n pari. Dominio R, immagine [0,+∞). È pari: (−x)n=xn. Non è iniettiva (f(−2)=f(2)) e non è suriettiva su R (non assume valori negativi). Ristretta a [0,+∞)→[0,+∞) diventa biiettiva, e lì si inverte: l’inversa è la radice n-esima nx, con dominio e immagine [0,+∞).
xn con n dispari. Dominio e immagine R. È dispari: (−x)n=−xn. È iniettiva e suriettiva, quindi invertibile su tutto R senza restrizioni; l’inversa nx ha dominio e immagine R.
Il grafico dell’inversa è il simmetrico di quello della potenza rispetto alla bisettrice y=x: è la regola generale dell’inversa, qui la vedi all’opera.
x−n=xn1 con n≥1: dominio R∖{0}. Per n pari il grafico sta tutto sopra l’asse x, per n dispari cambia segno passando da destra a sinistra dell’origine.
xα con α∈R. Dominio [0,+∞) se α≥0, dominio (0,+∞) se α<0. Lo zero va escluso quando l’esponente è negativo perché si dividerebbe per zero.
Perché niente x<0? Le annotazioni del 21/9 (slide 75) danno due problemi:
Problema 1: con x=−1 e α=21 si avrebbe (−1)1/2=−1∈/R.
Problema 2: con base negativa non valgono le proprietà delle potenze. ((−2)2)−1/2 calcolato in due modi dà 4−1/2=21 se si fa prima il quadrato, ma (−2)2⋅(−1/2)=(−2)−1=−21 se si moltiplicano gli esponenti. Due risultati diversi per la stessa scrittura.
Esponenzialef(x)=ax con a>0. Dominio R, immagine (0,+∞): l’esponenziale è sempre strettamente positivo, non tocca mai l’asse x. Passa per (0,1) perché a0=1. È strettamente crescente se a>1, strettamente decrescente se 0<a<1.
Logaritmof(x)=logax con a>0, a=1: è l’inversa dell’esponenziale di base a, cioè ℓ=logax⟺aℓ=x. Dominio (0,+∞), immagine R, e loga1=0. Crescente se a>1, decrescente se 0<a<1.
Dominio e immagine si scambiano passando all’inversa, ed è il motivo per cui il logaritmo di un numero negativo o di zero non esiste: nessun esponente dà quel risultato.
Il caso a=1 va escluso perché 1x=1 per ogni x, quindi non è iniettiva e non si può invertire.
Base naturale.e=2,71828…, numero di Nepero. Si scrivono ex e logx (senza base) sottintendendo la base e.
Sulla circonferenza trigonometrica, quella di raggio 1 centrata nell’origine, si prende il punto P tale che l’angolo fra OP e il semiasse positivo delle x valga α. Allora per definizione
P=(cosα,sinα)
L’angolo è in radianti: α è la lunghezza dell’arco percorso sulla circonferenza. Con raggio 1 l’intera circonferenza misura 2π, quindi 2π↔360°, 2π↔90°, 6π↔30°.
sinx: dominio R, immagine [−1,1], dispari, periodo 2π.
cosx: dominio R, immagine [−1,1], pari, periodo 2π.
tanx=cosxsinx: definita dove cosx=0, cioè per x=2π+kπ. Immagine R, periodo π.
cotx=sinxcosx: definita dove sinx=0, cioè per x=kπ. Immagine R, periodo π.
Il periodo di tangente e cotangente è π e non 2π: dopo mezza circonferenza seno e coseno cambiano entrambi segno, e il loro rapporto resta lo stesso.
Valori da sapere senza calcolatrice (all’esame non è ammessa):
x
0
6π
4π
3π
2π
π
23π
sinx
0
21
22
23
1
0
−1
cosx
1
23
22
21
0
−1
0
Il coseno è l’ascissa di un punto sulla circonferenza di raggio 1: non può uscire da [−1,1], quindi cosπ=−1 (e non −2, come compare nel quaderno).
Le due curve tratteggiate nella figura sono 2ex e ±2e−x: le iperboliche sono la loro somma, e per x grande il termine con e−x sparisce, quindi entrambe si appoggiano a 2ex.
Il nome viene dall’identità cosh2x−sinh2x=1: il punto (cosht,sinht) sta sull’iperbole X2−Y2=1, come (cost,sint) sta sulla circonferenza X2+Y2=1.
Letto come distanza: "≤" dà un intervallo attorno all’origine, "≥" dà i due pezzi che restano fuori. Il verso della disuguaglianza decide se il risultato è un intervallo o un’unione di due.
Queste formule valgono solo quando il modulo è isolato da una parte e dall’altra c’è una costante. Se dall’altra parte c’è un’espressione in x, come in ∣x+2∣≤∣2x−3∣+1, si passa dai casi (vedi Metodo).
Vale l’uguaglianza quando x1 e x2 hanno lo stesso segno (o uno dei due è nullo); se hanno segni opposti si cancellano in parte e il modulo della somma è strettamente minore.
Perché è vera
È la dimostrazione scritta sul PDF del 21/9 (pagina 8, “esercizio non svolto a lezione”).
Per ogni x vale −∣x∣≤x≤∣x∣. Sommando membro a membro le due catene per x1 e x2:
−(∣x1∣+∣x2∣)≤x1+x2≤∣x1∣+∣x2∣
Posto c=∣x1∣+∣x2∣, questa è esattamente −c≤x1+x2≤c, che per la proprietà qui sopra equivale a ∣x1+x2∣≤c.
Il simbolo indica per convenzione la radice non negativa, quindi il risultato non può essere negativo. Con x=−3: (−3)2=9=3=∣−3∣. È l’errore classico nelle semplificazioni: x2 si semplifica in x solo se sai già che x≥0.
Nelle formule di addizione i segni del coseno sono invertiti rispetto a quelli del seno: è la parte che si sbaglia più spesso. La duplicazione si ottiene dalle formule di addizione ponendo y=x, quindi se ne ricordi una ricavi l’altra.
Due strade, e la prima si usa solo quando è applicabile.
Caso facile: un solo modulo contro una costante. Se la disequazione è della forma ∣f(x)∣≤c o ∣f(x)∣≥c con c costante, applichi direttamente le proprietà elencate sopra e ti ritrovi con disequazioni senza moduli.
Caso generale: studio dei segni e casi. Se ci sono più moduli, o dall’altra parte compare ancora la x:
Trova gli zeri di ogni argomento dei moduli: sono i punti dove quel modulo cambia ramo.
Costruisci la tabella dei segni: gli zeri tagliano R in intervalli, e in ciascuno ogni modulo ha un segno fisso.
In ogni intervallo riscrivi la disequazione senza moduli, con il segno giusto, e mettila a sistema con la condizione che definisce l’intervallo.
Risolvi ogni sistema: la soluzione del sistema è l’intersezione fra la condizione dell’intervallo e la soluzione della disequazione.
La soluzione finale è l’unione delle soluzioni dei sistemi.
Il punto 4 è quello che si sbaglia: dentro un sistema si interseca, fra un sistema e l’altro si unisce. Saltare l’intersezione con l’intervallo porta a raccogliere soluzioni che in quel ramo non valgono.
Il campo di esistenza (o dominio naturale) di una funzione data solo con la formula è il più grande sottoinsieme di R in cui la formula ha senso. Non è stato un argomento a sé a lezione, ma è il primo passo di ogni esercizio sulle funzioni, ed è nei fogli di esercizi (esercizi svolti di Pinamonti, es. 5).
Le condizioni da imporre, una per ogni “pezzo pericoloso”:
pezzo
condizione
B(x)A(x)
B(x)=0
nA(x) con n pari
A(x)≥0
nA(x) con n dispari
nessuna
logaA(x)
A(x)>0
A(x)α con α∈R∖Z
A(x)≥0 se α>0, A(x)>0 se α<0
tanA(x)
A(x)=2π+kπ
arcsinA(x), arccosA(x)
−1≤A(x)≤1
I passi:
elenca tutti i pezzi pericolosi, anche quelli annidati (una radice dentro un logaritmo dà due condizioni);
scrivi il sistema delle condizioni: vanno rispettate tutte insieme, quindi le soluzioni si intersecano;
risolvi ogni disequazione, con lo studio del segno se è fratta;
interseca e scrivi il risultato come unione di intervalli.
Una radice cubica o una potenza intera non danno condizioni, e non vanno imposte per scrupolo.
Guarda la parità dell’esponente, non il valore dell’esponente.
Esponente dispari: la funzione è dispari e strettamente crescente su tutto R, quindi invertibile senza restrizioni.
Esponente pari: la funzione è pari, quindi f(−x)=f(x) e l’iniettività salta. Serve restringere a [0,+∞), e su quella restrizione l’inversa è nx.
Lo stesso ragionamento vale per ogni funzione pari: la parità è un ostacolo all’invertibilità, perché ogni valore non nullo viene assunto almeno due volte.
f(x)=x2: dominio R, immagine [0,+∞), pari perché (−x)2=x2, né iniettiva né suriettiva su R; iniettiva e suriettiva come funzione da [0,+∞) a [0,+∞). La sua inversa lì è x, dominio e immagine [0,+∞), grafico simmetrico di quello di x2 rispetto a y=x. N.B. della slide: x2=∣x∣.
4.5Il seno iperbolico è dispari (quaderno, pagina 26)
sinh(−x)=2e−x−e−(−x)=2e−x−ex=−2ex−e−x=−sinhx
4.6L’inversa del seno iperbolico (PDF del 21/9, pagina 25)
“Esercizio non completato a lezione”, completato sul PDF. sinh è invertibile: si trova l’inversa risolvendo y=sinhx rispetto a x.
y=2ex−e−x⟹2y=ex−ex1⟹2yex=e2x−1⟹e2x−2yex−1=0
È un’equazione di secondo grado nell’incognita ex (si risolve come t2−2yt−1=0 con t=ex):
ex=y±y2+1
ex=y+y2+1: accettabile.
ex=y−y2+1: non accettabile, perché y2+1>y2=∣y∣≥y, quindi il membro destro è negativo, mentre ex>0.
Passando al logaritmo, x=log(y+y2+1), cioè
sinh−1(x)=log(x+x2+1)
con la variabile rinominata x alla fine, come si fa per scrivere l’inversa come funzione. Controllo: sinh−1(0)=log1=0, e sinh0=0.
C1. Il campo di esistenza di f(x)=log(x2−1) è:
a) (1,+∞)
b) (−∞,−1)∪(1,+∞)
c) R∖{−1,1}
d) R
Soluzione
b. Serve x2−1>0, cioè ∣x∣>1. La a) dimentica i negativi, la c) impone solo =0 come se fosse un denominatore.
C2. L’insieme delle soluzioni di ∣x−3∣<2 è:
a) (1,5)
b) [1,5]
c) (−∞,1)∪(5,+∞)
d) (−5,−1)
Soluzione
a. Sono i punti a distanza minore di 2 da 3: −2<x−3<2, cioè 1<x<5. Disuguaglianza stretta, quindi estremi esclusi.
C3.arcsin(sin43π) vale:
a) 43π
b) 4π
c) −4π
d) 22
Soluzione
b. sin43π=22, e arcsin restituisce l’angolo in [−2π,2π] con quel seno, cioè 4π. La a) è la trappola: 43π sta fuori dall’intervallo della restrizione.
C4. Per ogni x∈R, x2 è uguale a:
a) x
b) −x
c) ∣x∣
d) ±x
Soluzione
c. La radice quadrata è per definizione ≥0. La a) vale solo per x≥0, la d) non è una funzione.
Seconda via. Per x=3, x−3x−1>1⟺∣x−1∣>∣x−3∣: il punto x è più lontano da 1 che da 3, cioè sta a destra del punto medio 2. Stesso risultato, x>2 con x=3.
Chi sono gli elementi di A. Gli elementi non sono le x ma i loro moduli. Per x∈(−3,0], ∣x∣=−x percorre [0,3); per x∈[0,1), ∣x∣ percorre [0,1). Unendo: A=[0,3).
Risposta.minA=infA=0 (preso con x=0); supA=3, che non è un massimo perché servirebbe x=−3, escluso.
cosπ=−2 (dal quaderno): seno e coseno stanno sempre in [−1,1]; cosπ=−1.
Condizioni sbagliate nei sistemi del modulo (dal quaderno): x≤2 invece di x<−2, e 2<x≤23 invece di −2≤x<23. Le zone vengono dagli zeri degli argomenti, ricopiati dalla tabella.
Unire dentro un sistema e intersecare fra i sistemi. È il contrario: dentro si interseca, fra i casi si unisce.
x2=x. Vale ∣x∣.
Dimenticare una condizione nel campo di esistenza, di solito quella annidata (la radice dentro un logaritmo) o lo zero del denominatore quando si annulla anche il numeratore.
arcsin(sinx)=x sempre. Solo per x∈[−2π,2π].
Base del logaritmo e dell’esponenziale.a>0, e per il logaritmo anche a=1.