Note Ingegneria Informatica · UniTN
Analisi Matematica 1
Lezione
14 set
in corso

Insiemi e logica

Indice 7 sezioni
  1. 1Definizioni
  2. 2Enunciati
  3. 2.1Tavola di verità dell’implicazione
  4. 2.2Negazione dell’implicazione
  5. 2.3Leggi di De Morgan
  6. 2.4Forma contronominale
  7. 2.5Negazione dei quantificatori
  8. 3Metodo
  9. 4Esempi svolti a lezione
  10. 4.1Due proposizioni equivalenti? (14/9, pagine dopo la slide 16)
  11. 4.2Negare con il “ma” (slide 18)
  12. 4.3Quiz 1 (slide 22)
  13. 4.4Quiz 2 (slide 22)
  14. 5Esercizi tipo esame
  15. 5.1Crocette (stile parte 1)
  16. 5.2Esercizi (stile parte 2)
  17. 6Errori tipici
  18. 7Domande

Argomento di Analisi Matematica 1, nozioni preliminari, sezione 1.1. Fatto a lezione il 14/9, slide 11-22: slide annotate del 14/9. Vocabolario: Linguaggio matematico. Si continua con Numeri reali, sup e inf.

1Definizioni

Insieme. Si può dare come elenco (A:={a,c,b,e,f,d}A := \{a, c, b, e, f, d\}) oppure con una proprietà caratteristica (D:={2k+1:k=0,1,2,… }D := \{2k+1 : k = 0, 1, 2, \dots\}). L’ordine degli elementi non conta. Il simbolo :=:= significa “è definito come”, e non è lo stesso di == (il prof lo cerchia a lezione: “definizione”).

Appartenenza. a∈Aa \in A se aa è un elemento di AA, a∉Aa \notin A altrimenti. Esempio delle slide: 23∉D\frac{2}{3} \notin D, perché DD contiene solo interi dispari.

Operazioni fra insiemi. Dati AA e BB:

A∪B:={x:x∈A o x∈B}A \cup B := \{x : x \in A \text{ o } x \in B\} A∩B:={x:x∈A e x∈B}A \cap B := \{x : x \in A \text{ e } x \in B\} A∖B:={x:x∈A e x∉B}A \setminus B := \{x : x \in A \text{ e } x \notin B\}

L‘“o” dell’unione non è disgiuntivo: il prof lo annota come “almeno una delle due opzioni”, e vale anche se valgono entrambe. Nella differenza il secondo pezzo è x∉Bx \notin B, non x∈Bx \in B, e B∖A={x:x∈B e x∉A}B \setminus A = \{x : x \in B \text{ e } x \notin A\} è un insieme diverso da A∖BA \setminus B. Il simbolo :: dentro le graffe si legge “tale che”.

Esempio: A={1,2,3}A = \{1, 2, 3\}, B={3,4}B = \{3, 4\}. Allora A∪B={1,2,3,4}A \cup B = \{1, 2, 3, 4\}, A∩B={3}A \cap B = \{3\}, A∖B={1,2}A \setminus B = \{1, 2\}, B∖A={4}B \setminus A = \{4\}.

Insieme vuoto. ∅\emptyset, l’insieme senza elementi. Serve perché intersezione e differenza restino sempre definite, anche quando non resta niente. Sulla slide c’è scritto a mano “pallina sbarrata, non è il numero zero!!!”.

Sottoinsieme. Parole del prof (slide 14): AA è un sottoinsieme di BB (o AA è contenuto in BB) se ogni elemento di AA è anche elemento di BB, e si scrive A⊆BA \subseteq B (oppure A⊂BA \subset B). In simboli, come annotato sulla slide:

A⊆B  ⟺  ∀a∈A⇒a∈BA \subseteq B \iff \forall a \in A \Rightarrow a \in B

Il simbolo di inclusione non esclude l’uguaglianza A=BA = B, che equivale alla validità di entrambe le inclusioni A⊆BA \subseteq B e B⊆AB \subseteq A.

Inclusione stretta. A⊊BA \subsetneq B indica l’inclusione stretta, cioè A⊆BA \subseteq B e A≠BA \neq B. La forma scritta a mano dal prof dice cosa controllare in pratica:

A⊊B  ⟺  (∀a∈A⇒a∈B)  e  (∃ b∈B:b∉A)A \subsetneq B \iff (\forall a \in A \Rightarrow a \in B) \ \text{ e } \ (\exists\, b \in B : b \notin A)

La prima parentesi è l’inclusione, la seconda dice che in BB c’è almeno un elemento in più.

Non sottoinsieme. A⊈BA \not\subseteq B è la negazione di A⊆BA \subseteq B: esiste un elemento di AA che non sta in BB. Il prof annota: da non confondere con A⊊BA \subsetneq B. Sono quasi opposti: A⊊BA \subsetneq B dice che AA sta dentro BB (ed è più piccolo), A⊈BA \not\subseteq B dice che AA esce da BB. Da non confondere nemmeno con ∉\notin, che lega un elemento a un insieme: 4∈A4 \in A e {4}⊆A\{4\} \subseteq A sono corretti, 4⊆A4 \subseteq A è scritto male.

Proposizione. Una frase che è vera (V) o falsa (F), senza terze possibilità. Esempio delle slide: P=P = “3 è un numero pari” è falsa, Q=Q = “28 è divisibile per 4” è vera. Allora ”PP e QQ” è falsa (serve che valgano tutte e due), ”PP o QQ” è vera (ne basta una), “non PP” è vera.

Predicato. Una proposizione che contiene una variabile, quindi il suo valore di verità dipende dalla variabile: P(x)=P(x) = ”xx è un numero pari”. Da solo non è né vero né falso.

Connettivi logici. e, o, non (sulla slide del 22 compare anche il simbolo ¬\neg per il non), più l’implicazione ⇒\Rightarrow (“se PP allora QQ”, oppure ”PP implica QQ”) e la doppia implicazione ⇔\Leftrightarrow (”PP se e solo se QQ”, oppure ”PP è equivalente a QQ”).

Quantificatori. ∃\exists (quantificatore esistenziale, “esiste”) e ∀\forall (quantificatore universale, “per ogni”). Specificano la validità di un predicato in relazione a un insieme:

∀x∈A,  P(x)∃x∈A:P(x)\forall x \in A, \; P(x) \qquad \exists x \in A : P(x)

Punteggiatura del corso: virgola dopo il ∀\forall, due punti dopo l’∃\exists (si leggono “tale che”).

Con quantificatori, variabili e insiemi si traducono frasi intere. Con SS = studenti di Ingegneria ed EE = esami, “ogni studente ha superato almeno un esame” diventa

∀s∈S    ∃ ε∈E:s ha superato ε\forall s \in S \;\; \exists\, \varepsilon \in E : s \text{ ha superato } \varepsilon

L’ordine conta: ∃ ε∈E:∀s∈S,…\exists\, \varepsilon \in E : \forall s \in S, \dots direbbe che c’è un esame superato da tutti, che è un’altra frase.

2Enunciati

2.1Tavola di verità dell’implicazione

PPQQP⇒QP \Rightarrow QP⇔QP \Leftrightarrow Q
VVVV
VFFF
FVVF
FFVV

P⇒QP \Rightarrow Q è falsa in un solo caso: premessa vera e conclusione falsa. In P⇒QP \Rightarrow Q la PP si chiama premessa, ipotesi o condizione sufficiente; la QQ conclusione, tesi o condizione necessaria. P⇔QP \Leftrightarrow Q equivale a ”(P⇒Q)(P \Rightarrow Q) e (Q⇒P)(Q \Rightarrow P)”, e si usa per dire che due proposizioni sono equivalenti.

Esempio del prof (14/9, pagina dopo la slide 16). PP = “oggi c’è il sole”, QQ = “oggi vado al parco”. L’implicazione P⇒QP \Rightarrow Q è la promessa “se c’è il sole vado al parco”.

PPQQP⇒QP \Rightarrow Qcosa succede
VVVc’è il sole e vado al parco: promessa mantenuta
VFFc’è il sole e non vado al parco: promessa tradita
FVVnon c’è il sole e vado al parco lo stesso
FFVnon c’è il sole e non vado al parco

Le ultime due righe non tradiscono la promessa, che parlava solo delle giornate di sole: per questo l’implicazione resta vera.

Perché con premessa falsa l’implicazione è vera. Lo stesso con un predicato: “se xx è uno chef allora xx sa preparare una torta”. Se xx è il professore, che chef non è, la regola non viene violata qualunque cosa sappia cucinare. Un’implicazione è falsa solo quando qualcuno la smentisce davvero: uno chef che non sa fare una torta.

2.2Negazione dell’implicazione

L’unico modo in cui P⇒QP \Rightarrow Q è falsa è PP vera e QQ falsa, quindi

non(P⇒Q)  ⟺  P e non Q\text{non}(P \Rightarrow Q) \iff P \text{ e non } Q

La negazione di un “se… allora” non è un altro “se… allora”: è un “e”.

2.3Leggi di De Morgan

Negando, l‘“e” diventa “o” e viceversa, e ogni pezzo viene negato. Le tavole di verità che le dimostrano il prof le lascia da completare per esercizio: sono svolte in Esercizi tipo esame.

2.4Forma contronominale

È il fatto che giustifica il ragionamento per assurdo. Esempio delle slide: “se xx è uno chef allora xx sa preparare una torta” equivale a “se xx non sa preparare una torta, allora xx non è uno chef”. Attenzione: equivale alla contronominale, non all’inversa Q⇒PQ \Rightarrow P, che è un’altra cosa e in generale è falsa. Anche questa tavola è rimasta da completare, ed è in Esercizi tipo esame.

2.5Negazione dei quantificatori

Il prof le disegna con due frecce: il quantificatore si scambia, e il “non” scivola dentro sul predicato. La seconda si scrive anche ∄ x∈A:P(x)\nexists\, x \in A : P(x).

Esempi delle slide: la negazione di “ogni studente ha superato l’esame di analisi” è “esiste almeno uno studente che non ha superato l’esame di analisi”; la negazione di “esiste un numero primo di 4 cifre decimali” è “ogni numero primo non è di 4 cifre decimali”.

3Metodo

Verificare se due proposizioni composte sono equivalenti. Si costruisce la tavola di verità di entrambe e si confrontano le colonne finali: equivalenti se coincidono riga per riga, diverse se c’è anche una sola riga che differisce. Con nn proposizioni elementari la tavola ha 2n2^n righe, quindi con tre lettere sono otto righe. Conviene incolonnare prima i pezzi intermedi (le negazioni singole) e poi comporre.

Negare una proposizione con quantificatori.

  1. Se la frase è in italiano, scrivila prima in simboli: individua insieme, variabile, predicato.
  2. Scorri da sinistra a destra: ogni ∀\forall diventa ∃\exists, ogni ∃\exists diventa ∀\forall. L’ordine dei quantificatori non si tocca.
  3. Alla fine nega il predicato: ≤\leq diventa >>, == diventa ≠\neq, “e” diventa “o”, P⇒QP \Rightarrow Q diventa ”PP e non QQ”.
  4. Ritraduci in italiano e rileggi: la negazione deve essere vera esattamente quando l’originale è falsa.

Dimostrare che due insiemi sono uguali. Si prova la doppia inclusione, cioè A⊆BA \subseteq B e B⊆AB \subseteq A. Ognuna si prova prendendo un elemento generico del primo insieme e mostrando che sta nel secondo.

Dire se un’affermazione su insiemi è vera. Prima si controlla che sia scritta bene: a sinistra di ∈\in ci va un elemento, a sinistra di ⊆\subseteq un insieme. Una scrittura scorretta conta come falsa.

4Esempi svolti a lezione

4.1Due proposizioni equivalenti? (14/9, pagine dopo la slide 16)

Mostrare che

P=(A e B)⇒Cnon eˋ equivalente aQ=((non A) o (non B))⇒non CP = (A \text{ e } B) \Rightarrow C \qquad \text{non è equivalente a} \qquad Q = \big((\text{non } A) \text{ o } (\text{non } B)\big) \Rightarrow \text{non } C

Tre lettere, quindi 23=82^3 = 8 righe. Si calcolano prima i pezzi e poi le implicazioni (è la tavola del prof, pagine 15-16).

AABBCCAA e BBPPnon AA o non BBnon CCQQ
VVVVVFFV
VVFVFFVV
VFVFVVFF
VFFFVVVV
FVVFVVFF
FVFFVVVV
FFVFVVFF
FFFFVVVV

Conclusione del prof: siccome le tavole di verità delle due proposizioni sono diverse, le due proposizioni non sono equivalenti. Il motivo di fondo: QQ ha negato ipotesi e tesi di PP senza scambiarle, cioè è l’inversa di PP scritta con De Morgan, non la contronominale. La contronominale giusta sarebbe non C⇒(non A o non B)\text{non } C \Rightarrow (\text{non } A \text{ o non } B).

4.2Negare con il “ma” (slide 18)

Negare “la matematica è inutile ma una laurea in ingegneria vale molto”. Il prof corregge a mano il “ma” in “e”: logicamente è una congiunzione. Per la I legge di De Morgan la negazione è “la matematica è utile o una laurea in ingegneria non vale granché”, risposta c) della slide. La a) sbaglia perché tiene l‘“e”.

4.3Quiz 1 (slide 22)

La negazione di “ogni mela contiene almeno 4 semi” è: a) nessuna mela contiene almeno 4 semi; b) esiste una mela con almeno 4 semi; c) ogni mela contiene al massimo 3 semi; d) esiste una mela con meno di 4 semi.

Il prof scrive AA = {mele} e P(x)P(x) = ”xx ha almeno 4 semi”. La frase è ∀x∈A,P(x)\forall x \in A, P(x), e la negazione è ∃x∈A:non P(x)\exists x \in A : \text{non } P(x), cioè “esiste una mela con meno di 4 semi”. Risposta d. La a) sbaglia il quantificatore, la c) nega il predicato ma lascia il ∀\forall.

4.4Quiz 2 (slide 22)

La negazione di ∃ a∈A:∀b∈B, a≠b\exists\, a \in A : \forall b \in B,\ a \neq b è: a) B⊆AB \subseteq A; b) ∀a∈A ∃ b∈B:a=b\forall a \in A\ \exists\, b \in B : a = b; c) ∀a∈A,∀b∈B, a=b\forall a \in A, \forall b \in B,\ a = b; d) ∃ a∈A,∃ b∈B:a=b\exists\, a \in A, \exists\, b \in B : a = b.

Svolgimento del prof (pagina 26): si chiama P(a)P(a) il pezzo "∀b∈B,a≠b\forall b \in B, a \neq b". La frase è ∃a∈A:P(a)\exists a \in A : P(a), la negazione è ∀a∈A,non P(a)\forall a \in A, \text{non } P(a), e non P(a)\text{non } P(a) è ∃b∈B:a=b\exists b \in B : a = b. In conclusione la negazione è

∀a∈A  ∃b∈B:a=b\forall a \in A \ \ \exists b \in B : a = b

risposta b. A parole: ogni elemento di AA coincide con qualche elemento di BB, cioè A⊆BA \subseteq B. La frase di partenza diceva quindi ”AA non è sottoinsieme di BB”, A⊈BA \not\subseteq B. La a) scrive l’inclusione al contrario.

5Esercizi tipo esame

5.1Crocette (stile parte 1)

C1 (quiz 3 della slide 22, lasciato a casa). Supponendo vera l’implicazione “se piove allora si deve prendere l’ombrello”, cosa deduce un matematico? a) se non piove, allora non si deve prendere l’ombrello b) se non si deve prendere l’ombrello vuol dire che non piove c) se si prende l’ombrello significa che piove d) niente, è troppo perso nel mondo dei numeri

Soluzione

b, la contronominale: P⇒QP \Rightarrow Q equivale a non Q⇒Q \Rightarrow non PP. La c) è l’inversa Q⇒PQ \Rightarrow P, la a) è la contronominale dell’inversa: nessuna delle due segue.

C2 (quiz 4 della slide 22, lasciato a casa). La negazione logica dell’implicazione “se c’è il sole allora faccio una passeggiata” è: a) se c’è il sole allora non faccio una passeggiata b) c’è il sole e non faccio una passeggiata c) se non c’è il sole non faccio una passeggiata d) se non faccio una passeggiata allora non c’è il sole

Soluzione

b: non(P⇒Q)  ⟺  P\text{non}(P \Rightarrow Q) \iff P e non QQ. La d) è la contronominale, cioè l’implicazione stessa, non la sua negazione. Neanche la a) va bene: quando non c’è il sole sono vere sia la frase originale sia la a) (premessa falsa), mentre una proposizione e la sua negazione hanno sempre valori opposti.

C3. La negazione di ∀x∈A, ∃y∈B:x<y\forall x \in A,\ \exists y \in B : x < y è: a) ∃x∈A:∀y∈B, x≥y\exists x \in A : \forall y \in B,\ x \geq y b) ∀x∈A, ∃y∈B:x≥y\forall x \in A,\ \exists y \in B : x \geq y c) ∃x∈A, ∃y∈B:x≥y\exists x \in A,\ \exists y \in B : x \geq y d) ∀x∈A, ∀y∈B, x≥y\forall x \in A,\ \forall y \in B,\ x \geq y

Soluzione

a. ∀\forall diventa ∃\exists, ∃\exists diventa ∀\forall, e x<yx < y diventa x≥yx \geq y. La b) lascia i quantificatori come sono, la d) cambia solo il primo.

C4 (dal foglio 0 e dagli esercizi svolti di Pinamonti). Siano A=[−2,5)A = [-2, 5) e C={−1,2}C = \{-1, 2\}. Quale affermazione è falsa? a) {−1}⊆C\{-1\} \subseteq C b) A∩C=CA \cap C = C c) 4⊆A4 \subseteq A d) (−2,5)⊆A(-2, 5) \subseteq A

Soluzione

c. È scritta male: 44 è un numero, non un insieme, e le scritture scorrette contano come false. Corrette sono 4∈A4 \in A oppure {4}⊆A\{4\} \subseteq A. Le altre sono vere: −1-1 e 22 stanno in [−2,5)[-2, 5), quindi A∩C=CA \cap C = C, e l’intervallo aperto sta dentro quello semiaperto.

5.2Esercizi (stile parte 2)

Esercizio 1 (tavole di De Morgan, “da completare per esercizio”, 14/9 pagine 18-19). Verificare con le tavole di verità le due leggi di De Morgan.

Soluzione
PPQQPP e QQnon(PP e QQ)non PPnon QQ(non PP) o (non QQ)
VVVFFFF
VFFVFVV
FVFVVFV
FFFVVVV
PPQQPP o QQnon(PP o QQ)non PPnon QQ(non PP) e (non QQ)
VVVFFFF
VFVFFVF
FVVFVFF
FFFVVVV

In entrambe le tavole le colonne in grassetto coincidono riga per riga: le proposizioni sono equivalenti.

Esercizio 2 (tavola della contronominale, “completare”, 14/9 pagina 21). Verificare che P⇒QP \Rightarrow Q e non Q⇒non P\text{non } Q \Rightarrow \text{non } P sono equivalenti.

Soluzione
PPQQP⇒QP \Rightarrow Qnon QQnon PPnon Q⇒Q \Rightarrow non PP
VVVFFV
VFFVFF
FVVFVV
FFVVVV

La contronominale è falsa solo nella seconda riga, dove non QQ è vera e non PP è falsa: è la stessa riga in cui è falsa P⇒QP \Rightarrow Q. Colonne uguali, proposizioni equivalenti.

Esercizio 3 (foglio 0, es. 1). Siano AA e BB proposizioni. Provare che [non B e (A⇒B)]⇒non A\big[\text{non } B \text{ e } (A \Rightarrow B)\big] \Rightarrow \text{non } A è una tautologia, cioè è vera in tutte le righe della tavola (è il modus tollens).

Soluzione

Chiamo HH = “non BB e (A⇒B)(A \Rightarrow B)“.

AABBA⇒BA \Rightarrow Bnon BBHHnon AAH⇒H \Rightarrow non AA
VVVFFFV
VFFVFFV
FVVFFVV
FFVVVVV

L’ultima colonna è tutta V. L’unica riga in cui l’ipotesi HH è vera è l’ultima, e lì anche non AA è vera. È il ragionamento della contronominale: se A⇒BA \Rightarrow B e BB è falsa, AA non può essere vera.

Esercizio 4 (foglio 0, es. 4). Dire quali proposizioni sono vere e quali false, motivando (per esempio mostrando che la negazione è vera): a) ∀x∈Z, ∃y∈N:x−y≤0\forall x \in \mathbb{Z},\ \exists y \in \mathbb{N} : x - y \leq 0 b) ∀x∈N, ∃y∈Z:2x−4y=0\forall x \in \mathbb{N},\ \exists y \in \mathbb{Z} : 2x - 4y = 0 c) ∀x,y∈R, [(x≠y)⇒(x2≠y2)]\forall x, y \in \mathbb{R},\ \big[(x \neq y) \Rightarrow (x^2 \neq y^2)\big] d) ∃x∈Q:∀y∈R, (2x+1)y=0\exists x \in \mathbb{Q} : \forall y \in \mathbb{R},\ (2x + 1)y = 0

Soluzione

a) Vera. Dato x∈Zx \in \mathbb{Z}, prendo y=∣x∣∈Ny = |x| \in \mathbb{N}: allora x−∣x∣≤0x - |x| \leq 0 perché x≤∣x∣x \leq |x| sempre. La yy dipende da xx, e va bene perché l’∃\exists viene dopo il ∀\forall.

b) Falsa. La negazione è ∃x∈N:∀y∈Z, 2x−4y≠0\exists x \in \mathbb{N} : \forall y \in \mathbb{Z},\ 2x - 4y \neq 0. Con x=1x = 1: 2−4y=02 - 4y = 0 richiede y=12∉Zy = \frac12 \notin \mathbb{Z}, quindi per ogni intero yy vale 2−4y≠02 - 4y \neq 0. La negazione è vera.

c) Falsa. La negazione è ∃x,y∈R:x≠y\exists x, y \in \mathbb{R} : x \neq y e x2=y2x^2 = y^2 (la negazione di un’implicazione è un “e”). Con x=1x = 1, y=−1y = -1: 1≠−11 \neq -1 e 1=11 = 1.

d) Vera. Con x=−12∈Qx = -\frac12 \in \mathbb{Q} si ha 2x+1=02x + 1 = 0, quindi (2x+1)y=0(2x+1)y = 0 per ogni yy. Qui la stessa xx deve funzionare per tutte le yy, perché l’∃\exists viene prima.

Esercizio 5 (foglio 0, es. 3; svolto negli esercizi di Pinamonti). Sia P(x,y)P(x, y) = “la rivista scientifica yy si trova nella biblioteca del dipartimento xx dell’Università di Trento”. Tradurre in italiano corrente ∃y:∀x,P(x,y)\exists y : \forall x, P(x, y) e ∀x,∃y:P(x,y)\forall x, \exists y : P(x, y), e dire se sono equivalenti.

Soluzione
  • ∃y:∀x,P(x,y)\exists y : \forall x, P(x, y): esiste una rivista che si trova nella biblioteca di ogni dipartimento. La stessa rivista, per tutti.
  • ∀x,∃y:P(x,y)\forall x, \exists y : P(x, y): nella biblioteca di ogni dipartimento c’è almeno una rivista, che può cambiare da dipartimento a dipartimento.

Non sono equivalenti. La prima implica la seconda (se una rivista sta ovunque, ogni biblioteca ne ha almeno una), il viceversa no. In generale "∃y:∀x\exists y : \forall x" dice che yy è lo stesso per tutti gli xx, "∀x,∃y\forall x, \exists y" dice che yy può dipendere da xx.

Esercizio 6 (esercizi di Pinamonti, es. 3). Sia A⊆RA \subseteq \mathbb{R}. Dire se sono vere qualunque sia AA, e scriverne la negazione: a) ∃y∈R:∀x∈A, x≤y\exists y \in \mathbb{R} : \forall x \in A,\ x \leq y b) ∀x∈A, ∃y∈A:x<y\forall x \in A,\ \exists y \in A : x < y

Soluzione

a) Dice che AA ha un maggiorante, cioè è limitato superiormente. Non è sempre vera: A=RA = \mathbb{R} è un controesempio. Negazione: ∀y∈R, ∃x∈A:x>y\forall y \in \mathbb{R},\ \exists x \in A : x > y, cioè AA non è limitato superiormente (sup⁡A=+∞\sup A = +\infty, vedi Numeri reali, sup e inf).

b) Dice che ogni elemento di AA è superato da un altro elemento di AA, quindi AA non ha massimo. Non è sempre vera: A={7}A = \{7\} è un controesempio (l’unico elemento non è superato da nessuno). Negazione: ∃x∈A:∀y∈A, x≥y\exists x \in A : \forall y \in A,\ x \geq y, cioè esiste max⁡A\max A.

6Errori tipici

7Domande